Icone ormai consolidate del femminismo contemporaneo, siamo davvero certi che che il loro sia un modello positivo per il movimento?

Quando parliamo di femminismo le immagini che più spesso al giorno d’oggi ricolleghiamo a questo tema sono due: Frida, la pittrice messicana presente sulla scena culturale e politica della prima metà del XIX secolo, e Freeda, la nota pagina social nata nel 2017 capace di numeri da capogiro in brevissimo tempo con la sua sola presenza su Facebook e Instagram. La prima, celebre icona in grado di riflettere nelle proprie opere esperienze personali rese con una forza emotiva tale da permettere a ogni spettatore una intensa immedesimazione. La seconda, ormai presenza assidua nel feed dei nostri social andati ben oltre la versione 2.0. Due protagoniste molto distanti tra loro, ma accumunate entrambe da questa recente associazione al mondo femminista. Nel caso di Frida, un accostamento nato appunto a posteriori rispetto alla celebre artista, in quello di Freeda volutamente ricercato ed esaltato anche dal mezzo digitale. Ma sarà davvero corretto parlare di femminismo nel loro caso?

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