La storia del più giovane condannato a morte del secolo scorso

Il 16 giugno 1944, George Stinney Jr, 14 anni, coloured, viene mandato a morte sulla sedia elettrica. L’accusa è quella di aver inferto colpi letali sul capo a due innocenti bambine bianche intente a cogliere fiori nei prati. Il movente? Presunti istinti lussuriosi nutriti nei confronti di una delle due.
Nello stato della Carolina del Sud le leggi Jim Crow facevano ancora sentire pesantemente la loro influenza, tant’è che la giuria, composta da soli uomini bianchi, non ebbe esitazione e nel giro di dieci minuti si mise d’accordo sull’unica pena possibile per quel pericoloso delinquente: la morte. La grande tradizione schiavista di quello stato americano e il colore della pelle di Stinney avranno forse influito sulla sentenza?
Il caso del più giovane condannato a morte del secolo scorso venne riaperto nel 2013 sotto le pressioni della famiglia e si concluse con la revoca della condanna da parte del giudice Mullen. Il processo venne tacciato di anticostituzionalità e la confessione venne invalidata, in quanto ottenuta sotto coercizione. In quella stessa occasione la sorella, che, quando la polizia si presentò per l’arresto, si era nascosta nel pollaio, raccontò la verità su quel giorno. Lei e Stinney stavano controllando le mucche di proprietà della loro famiglia che brucavano nel prato, quando le due bambine si sarebbero avvicinate in bicicletta per chiedere informazioni e poi, non avendole ottenute, avrebbero continuato sulla loro strada. Da quel momento in poi nessuno le ha più viste.

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