Archiviata dolorosamente l’era Tokugawa, si aprì una fase di profondo rinnovamento.

Con l’avvento del periodo Meiji il Giappone archivia per sempre una delle sue fasi storiche più lunghe e complesse. Nulla sarà più come prima: al potere imperiale viene restituita la dignità perduta e lo shōgunato Tokugawa si avvia ad essere un ricordo. Il passaggio dal Giappone chiuso e feudale a quello aperto e moderno non fu indolore. L’isolamento autoimposto (il sakoku) dal 1641 venne spezzato con la forza dall’Occidente nel 1853. Da allora e fino alla guerra civile la società giapponese visse momenti di grande tumulto sociale. Il risultato del conflitto tra nostalgici dei Tokugawa e nazionalisti fedeli all’imperatore fu la restaurazione del potere imperiale, fino ad allora oscurato dalla figura dello shōgun. Il giovane Mutsuhito si fece carico del rinnovamento della società in tutti i suoi aspetti. Ma non fu solo questo a cambiare: il Giappone si aprì al resto del mondo e all’Occidente in particolare. Ne nacque un rapporto di reciproca conoscenza e interazione, che portò ben presto ad enormi progressi nella società giapponese. Tuttavia l’umiliazione subita dai trattati ineguali imposti dagli stranieri creò una forma di nazionalismo che venne alimentato dalla crescente capacità militare. Il Giappone iniziò a guardarsi intorno e sul finire del secolo iniziò la sua ascesa espansionistica. La vittoria prima sulla Cina e poi sull’impero zarista diedero grande fiducia ai sogni di gloria imperiali. Le conquiste nella Grande guerra consacrarono il Giappone come grande potenza mondiale. Il crescente militarismo nazionalista sfociò successivamente nell’alleanza con Hitler. Ma questa volta l’impero perse tutto, soprattutto se stesso.

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