“Sapessimo il tempo che resta, sapremmo davvero usarlo meglio?”

Il 25 ottobre scorso è uscito “Iodegradabile“, quinto album in studio del rapper Willie Peyote. A due anni di distanza dall’ultimo disco, l’artista torinese dimostra di aver trovato una sua maturità sia a livello musicale che scritturale, facendo apparire ormai lontanamente hardcore i primi lavori, “Manuale del giovane nichilista” e “Non è il mio genere, il genere umano”. Ponendosi sulla scia già tracciata in precedenza da “Educazione Sabauda” e “Sindrome di Tôret”, “Iodegradabile” torna a toccare i temi più classici della produzione di Willie, dalla politica e la società fino agli aspetti più personali della vita del rapper, analizzati con il consueto occhio critico e ironico dell’artista che sembra, però, aver abbandonato quella visione aggressiva e pessimista degli anni giovanili. Un disco strutturato intorno alla riflessione sul tempo e sul rapporto che abbiamo con esso, coerente con i lavori precedenti e che va a continuare quella costante evoluzione e crescita che da sempre hanno caratterizzato la sua carriera.

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