I lavori sono stati aperti dal discorso dell’inviato speciale Onu per la Siria, Geir Otto Pedersen, alla presenza del capo della delegazione del regime, Ahmed al-Kuzbari, e del  leader dell’opposizione, Hadi al-Bahra. Il discorso di Pedersen consiste in una spiegazione del progetto di una costituente formata da 150 membri, di cui un terzo sono nominati dal governo, un terzo dall’opposizione e un terzo sono membri della società civile, esperti e indipendenti, siriani e non.

L’obiettivo è la creazione di una Costituzione, redatta dai siriani e successivamente votata dai cittadini siriani. È un progetto molto ambizioso e Pedersen non nasconde le difficoltà insite in un confronto faccia a faccia tra gli antagonisti; l’inviato speciale è, però, convinto e ribadisce più volte che l’unica strada per dare inizio ad un nuovo capitolo in Siria passa per una Costituzione, in quanto questa contiene diritti umani fondamentali, diritti sociali, politici ed economici e l’organizzazione del potere statale.

Pedersen, al-Kuzbari e  Hadi al-Bahra.

Pedersen nel discorso, non privo di enfasi e accoramento, più volte si rivolge agli stessi membri della Commissione e ad  al-Kuzbari e ad  Hadi al-Bahra. Il discorso è un invito accorato alla collaborazione al fine di rendere la Commissione  e i suoi lavori credibili, bilanciati e inclusivi. Stessi aggettivi con cui il Segretario Generale ONU, Antonio Guterres, si è rivolto a questa importante operazione diplomatica pochi mesi fa. Si tratta di aggettivi che nel discorso di Pedersen tornano a più riprese, segno di un’attenzione spasmodica per la credibilità dell’operazione e la sua funzione di compromesso.

Dinnanzi alle parole di Pedersen, i membri della Commissione si mostrano attenti, concentrati. L’importanza e la solennità del momento sono lampanti.

Molti dei membri sono donne, il 30% della Commissione, per volontà specifica dell’inviato ONU. La rappresentanza femminile è un altro degli elementi cui Pedersen tiene molto e che tende a sottolineare nel discorso di apertura. È importante, a mio avviso, ribadire e sostenere l’importanza del ruolo delle donne nella politica e nelle relazioni internazionali. Un approccio femminile nella risoluzione delle crisi potrà essere un primo passo verso un rinnovamento delle organizzazioni internazionali e del loro modus operandi.

Un rinnovamento chiesto da più fronti e per il quale è necessaria una imponente svolta.

Nazioni Unite.

Il problema che oggi vivono le organizzazioni internazionali, e l’ONU in particolare, è che molto spesso si usano parole molto belle, enfatiche, appassionate, ma utopiche e slegate dalla realtà. Non basta dire di voler agire per tutelare il popolo siriano se poi non si ha la forza, i mezzi e la volontà di intervenire.

 

 

Il progetto di una Costituzione a mio avviso è un progetto valido, ma la Costituzione è frutto di un processo storico di un popolo, non può essere imposta da un “dio ex machina”. La Costituzione è un testo che deve rappresentare il suo popolo, deve avere un ancoraggio concreto alla società di riferimento, altrimenti non potrà svolgere la sua funzione di “costituzione” di una comunità politica e sociale. Per questo sarà fondamentale rispettare l’intento di Pedersen di una “Costituzione scritta sai siriani e successivamente approvata dai siriani”. Un intento più volte manifestato nel suo discorso in cui richiama continuamente la necessità di un ancoraggio solido della nuova Costituzione con il suo popolo. È, infatti,  lo stesso inviato ONU che fa riferimento a Rousseau e al patto sociale. Per il filosofo francese la costituzione è l’insieme di valori su cui si fonda la società e il pactum unionis tra gli individui. Se tale nucleo di valori non sarà condiviso dalla maggioranza della popolo, il testo costituzionale non sarà in grado di fondare lo stato né la società.

Pedersen sottolinea che l’obiettivo della nuova Commissione sarà quello di implementare la risoluzione ONU 2254 e che le Nazione Unite svolgeranno un ruolo di sostegno a questa delicatissima operazione politica. La citata risoluzione 2254, approvata nel lontano 2015, indica la roadmap per la cessazione delle ostilità in Siria, prevedendo l’urgente convocazione di negoziati tra regime e opposizione, negoziati che proseguono ancora e che hanno consentito la formazione della Commissione Costituente. Inoltre la 2254 auspica a nuove elezioni in tempi brevi per una transizione politica che possa portare pace in quelle aree distrutte.

Pedersen nel discorso iniziale ha lasciato aperta la possibilità per la Commissione sia di redigere una nuova Costituzione sia di modificare parti della Costituzione siriana attualmente in vigore. Così, il capo della delegazione del regime, al-Kuzbari, ha aperto a tale ipotesi purché possa portare un miglioramento nella vita dei siriani, determinando una evoluzione dello status quo e al contempo tutelando l’integrità territoriale e politica del paese.

Di tutta risposta Al-Bahra ha espresso la volontà della propria delegazione di individuare dei punti di convergenza, non una disputa, al solo fine di portare in Siria pace e giustizia. Del resto,una nuova costituzione è una delle principali richieste dell’opposizione siriana, rimasta particolarmente sorpresa dalla risposta positiva delle forze del regime, tanto che alcuni esponenti, addirittura, ritengono necessaria una netta riduzione dei poteri del presidente; altro elemento di novità ritenuto necessario riguarda la ripartizione dei poteri, classico elemento che caratterizza uno stato di diritto e una democrazia, anche al fine di prevedere la possibilità di mettere in stato d’accusa il presidente, ove necessario. Inoltre, per il leader dell’opposizione un punto molto importante da sciogliere sarà il destino delle migliaia di prigionieri di entrambe le fazioni in guerra.

Quale sarà il destino di questa Commissione? Certo la situazione è molto delicata e l’ONU non ha fissato un termine entro cui il lavori dovranno giungere a conclusione, sebbene le Nazioni Unite puntino ad avere un testo costituzionale prima delle elezioni presidenziali in Siria nel 2021, così che queste possano avvenire in conformità alla nuova Costituzione.

   E la posizione dell’Italia? Il nostro paese si è mostrato molto favorevole ad un’iniziativa volta ad un processo politico credibile e inclusivo, in rispetto della risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza. Il neo-ministro degli Esteri, Luigi di Maio, in Senato, proprio il 30 ottobre, ha sostenuto questa operazione sotto l’egida ONU e ha duramente condannato l’intervento militare turco in Siria, risalente al 9 ottobre scorso; la Farnesina, infatti, ha ritirato le proprie truppe e ha negato la partecipazione delle forza armate italiane nella missione nel sud della Siria.

 

E allora, sembra una situazione molto positiva… ma non è tutto oro quel che luccica. Infatti dalla Commissione sono stati esclusi i curdi. In una nota, Amjed Osman, portavoce del Consiglio Democratico Siriano, ha annunciato che l’Autorità dell’Est della Siria, gruppo armato in cui confluiscono sia i curdo-siriani sia arabi, non accetterà le decisioni di questa Commissione. Secondo Osman la Commissione non è sufficientemente rappresentativa della popolazione siriana, soprattutto dato che il Consiglio Democratico Siriano non è mai stato invitato a partecipare, se non in alcuni colloqui informali; il portavoce ritiene, quindi, che la Commissione sia totalmente slegata dalla popolazione risultando priva di forza e influenza e manifesta l’esigenza di radunare forze realmente rappresentative per poter uscire da questa crisi. Inoltre, ha annunciato che il presidente del Consiglio Democratico Siriano, Ilham Ahmed, sta compiendo un viaggio negli Stati Uniti per incontrare vari rappresentanti delle opposizioni per costruire un progetto condiviso per la Siria. L’esclusione dei curdi è dipesa da una pressione di Ankara.

Ancora una volta la comunità internazionale non è stata in grado di imporsi è si è piegata alle volontà dei più forti. Il progetto della Costituente poteva essere un passo in avanti verso la pace in Siria. Ma non si può pensare di ottenere la pace lasciando esclusa una componente fondamentale del conflitto. Già all’inizio dei lavori si è perso di mira il carattere di inclusività della Commissione tanto voluto da Guterres e da Pedersen.

Con non ottime premesse staremo a vedere cosa accadrà in Siria e sullo sfondo di questi giochi politici la gente in quell’area continua a morire.