Per chiarire come il modello industriale si sia lasciato alle spalle la natura artigianale del gesto manuale, è opportuno indagarsi sul perché l’artigianato non abbia potuto sostenere il peso di un sistema economico.

“Uno va nella foresta, sceglie con cura un bastone e lo taglia. Poi prende erba o peli di capra o magari i suoi stessi capelli e fa una corda. Lega saldamente la corda a un’estremità del bastone. Poi tira la corda e la lega all’altra estremità del bastone, in modo che il bastone faccia una bella curva. Finito questo lavoro uno si è costruito un arco e poi si costruisce una freccia e può andare a caccia (…) All’ipotetico modello funzionale di un arco strumento per uccidere, ogni cacciatore aggiunge o toglie qualche cosa per sua decisione, uno lo pittura, uno ci attacca piume di martora, uno può farlo smontabile (…) Quando un cacciatore si è costruito per sé un arco si può dire che se lo è disegnato”.

Il processo

Da quest’estratto emerge come l’uomo costruisca per sé strumenti favorevoli a migliorare le proprie condizioni di vita. Consegue che chi costruisce, modifica e riflette la propria identità sull’oggetto. La connessione simbiotica dell’uomo con ciò che crea va a modificarsi con l’effetto dell’industrializzazione. Colui che una volta era progettista e costruttore, diventa unicamente utente finale.

Inevitabilmente, questo processo va a rompere i legami tra l’artigianato e la vita dell’uomo, in uno scenario dai nuovi ritmi e dalle nuove necessità. Va considerato, però, che la produzione industriale non è altro che l’ottimizzazione dei processi dell’artigianato e che la coperta non è abbastanza ampia da toccare integralmente il mondo della produzione.

Questo è lo spiraglio dove la generazione di designer che darà il volto al gusto Made in Italy vede la possibilità di prelevare l’artigianato dalla cultura popolare e di portarlo a un livello superiore della produzione in larga scala.

Superleggera

Ne è testimonianza l’iconica Superleggera di Gio Ponti, una rivisitazione in chiave moderna della sedia Chiavarina, simbolo per eccellenza dell’artigianato ligure, assieme alla sedia Carimate di Vico Magistretti, ispirata alla tradizione dei semplici mobili di campagna. Nel caso della poltrona Margherita di Franco Albini, invece, l’artigianato si presenta come una grande dispensa da cui prelevare e combinare elementi differenti, dove il progettista sperimenta l’utilizzo di materiali semplici e di basso costo, come il vimini e il midollino, restituisce un’icona del Design italiano.

Oscurare l’artigianato è stato forse utile per mantenere integri i meccanismi che lo determinano. È bene, dunque, che segua le proprie regole, i propri tempi e che non si adegui a ciò che accade al fine di mostrarsi, quando necessario, nella perfezione dei suoi difetti.

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Da sinistra
Margherita di Franco Albini
Carimate di Vico Magistretti
Superleggera di Gio Ponti

Gianluca Capozzo, Giovanni Cimino