Aggiornamenti coronavirus: sono oltre 110 mila i casi nel mondo. In Italia il bollettino ufficiale dell’8 marzo conta 7375 casi totali e 366 morti, di cui solo 133 nella giornata di domenica, che portano il nostro Paese al secondo posto per numero di morti dopo la Cina.

Tra i 7375, le persone attualmente positive sono 6387, di cui 2180 si trovano in isolamento domiciliare, 3557 ricoverati con sintomi e 650 in terapia intensiva.

ZONA ROSSA

Il nuovo dpcm firmato l’8 marzo da Giuseppe Conte e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ha esteso le dimensioni della zona arancione (così denominata nel documento) e ha introdotto nuove misure decisamente più restrittive per contenere la diffusione del virus, dedicate sia alla zona in questione che al resto d’Italia.

Oltre alla Lombardia, le aree ad alto rischio ora comprendono altre 14 province: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano Cusio Ossola, Vercelli, Padova, Treviso e Venezia.

OSPEDALI

Secondo quanto affermato in un’intervista per il Corriere della Sera da Antonio Pesenti, coordinatore dell’Unità di crisi della regione Lombardia per le terapie intensive, la situazione sanitaria continua a riportare enormi difficoltà, soprattutto all’interno della zona rossa: gli ospedali sono sovraffollati, in particolare i reparti di terapia intensiva e i medici sono logorati dalla necessità di dover lavorare in pesanti condizioni.

I problemi non si limitano però solo ai corridoi degli ospedali ma anche all’attività delle ambulanze. Finora, ha detto Pesenti, in Lombardia le ambulanze hanno assicurato il loro arrivo entro 8 minuti dalla chiamata, ma con l’aumentare delle richieste “rischiano di non arrivare entro un’ora”.

Oltre all’emergenza sanitaria dettata dal virus, non possiamo dimenticarci che gli ospedali sono costretti ad affrontare in parallelo le quotidiane esigenze degli altri malati, anche loro ovviamente bisognosi di rianimazioni: occorre considerare infatti i posti letto in terapia intensiva per le vittime di incidenti gravi, emorragie celebrali (o simili) e patologie cardiologiche che complessivamente ammontano a oltre 300 casi settimanali.

Il quadro è di gravità tale da richiedere un aumento dei posti in rianimazione di dieci volte superiore all’effettiva disponibilità attuale. Per tale motivazione la delibera d’urgenza varata dalla Regione ha previsto rapide dimissioni dai reparti ospedalieri per tutti i malati non acuti che dispongano di sufficiente stabilità clinica e che non siano esposti ad alto rischio. Nello specifico, questi ultimi, verranno trasferiti all’interno di strutture specializzate in riabilitazione pneumologica o ospitati in strutture sociosanitarie abitualmente dedite a cure extra-ospedaliere (come le case per anziani) che, data la situazione, saranno dedicate agli infetti.

Qualora la situazione dovesse ulteriormente peggiorare, soprattutto per i casi di insufficienza respiratoria acuta, le risorse a disposizione risulteranno insufficienti e i medici saranno chiamati a operare delle scelte su chi accogliere in terapia intensiva e chi no: “chi ha più probabilità di sopravvivenza e chi può avere più anni di vita salvata” secondo quanto indicato al personale medico da SIAARTI (Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva).