Burioni, prima di aprire il suo account twitter, non era nessuno. Si è poi fatto prendere la mano, aprendo anche Instagram e Facebook, dove ha trovato eserciti di fedeli. Tutti conquistati a colpi di blast. Che forte.

La giornata del Burioni medio inizia con la sveglia dell’iPhone che suona. Si alza, si guarda allo specchio, si fa un complimento e si dà una pettinata all’ego. Ah, non dimentichiamoci che Burioni qualche tempo fa aveva prodotto questa cit:

Ci fidiamo se lo dice lei, maestro.

Sempre Burioni, quando ha smesso di ammirarsi, va a far colazione e con due tweet blasta qualche antivaccinista. E poi, perché no, magari anche qualche collega:

Un professore a contratto che dice a un professore ordinario ‘vada a studiare ne ha bisogno’ è qualcosa che accade solo su Twitter, e solo in casi particolarissimi. (…) Però lei non è neanche professore e sta facendo qui su Facebook una lezione a me su come dovrei fare quello che lei mi pare non riesce a fare e che vorrebbe fare. Da contrattista, mi sta facendo una lezione gratuita su come riuscire dove lei continua a fallire”.

Ha ragione in effetti: l’università italiana è interamente fondata sul merito. Di raccomandazioni, favori, antipatie e simpatie personali, neanche l’ombra.

Finito il momento cellulare – vorrei davvero leggere i tempi di utilizzo del suo telefono – si reca al lavoro. E qui, seduto sulla sedia, aspetta che arrivi qualcuno a implorarlo. Ma come, un medico non ha fatto il giuramento di Ippocrate? Non ha giurato “di perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un’informazione, preliminare al consenso, comprensibile e completa” e “di attenermi ai principi morali di umanità e solidarietà nonché a quelli civili di rispetto dell’autonomia della persona”?

E penserete, figuriamoci se vuole davvero essere implorato di curare qualcuno. Ma lui ci sorprende sempre:

Perché alla fine Burioni non è nient’altro che una persona tanto boriosa da non rendersi conto di quanto sia stato fortunato a nascere in una famiglia benestante. Non si rende conto che sì, ha studiato tanto, ma ha potuto farlo. E ci sono persone che nascono in contesti tanto sfortunati da non rendersi neanche conto di quanto sia importante studiare.

Ma lui, ebbro di sostegno, blasta.