Ho chiesto agli italiani come si sentono e cosa stanno facendo in questi giorni in cui sono costretti a stare a casa. La fiducia è molta e le speranze per il futuro del paese sono alte.

L’82% dei partecipanti al nostro sondaggio (che potete compilare a cliccando qui) sta cercando di sfruttare la situazione al meglio: ha piani, obiettivi da raggiungere, sta studiando online e riscoprendo il piacere della lettura, della musica e della pittura. Al settimo giorno di restrizioni dispiace stare a casa quando splende il sole. Si avverte principalmente la mancanza di girare liberamente per strada e di uscire a cena. Molti sono preoccupati per la salute dei loro cari, altri per la situazione economica, ma ciò che preoccupa di più sono “gli idioti” che scorrazzano in giro con noncuranza.

Intraprendenza a domicilio

L’intraprendenza si vede soprattutto nei momenti di crisi. La maggior parte dei partecipanti ha una lista di cose che desidera fare e di obiettivi da raggiungere in questo periodo; il 43% si è iscritto a corsi online, dedicandoci in media un’ora e mezza al giorno. Hanno suscitato interesse principalmente i corsi legati alla professione (32%), ma anche i corsi di lingua (44%) e di accrescimento personale (30%). Nonostante ci si senta più pigri (e si guardino 1 ora in più ogni giorno film o serie TV), si legge in media un’oretta al giorno (18 minuti in più rispetto all’ordinario). Inoltre, il numero di partecipanti che si informa tramite telegiornali e quotidiani è aumentato del 75%

Considerando la situazione i partecipanti si definiscono turbati, ma non scossi. Sono divisi nel credere che le misure adottate siano sufficienti o meno. Tuttavia, la fiducia nelle autorità supera la fiducia nella comunità (83% contro 68%). Nonostante ci si senta nervosi (73%) e un po’ sconfortati (76%), il desiderio di aiutare è forte: il 40% ha effettuato donazioni.

Cosa serve per restare a casa?

Cosa serve per restare a casa? Internet veloce (94%), vivere con altre persone (92%), avere una casa spaziosa (90%) e la dispensa piena (89%).

L’isolamento spinge anche a volersi sentire vicini: il 63% ha chiamato amici lontani. Non solo: spopolano i videogiochi online, in cui incontrare gli amici nei panni di qualche creatura leggendaria, e nascono le aperichat, già provate dal 35% degli intervistati. Si continua a brindare e cenare insieme, ognuno dal suo divano, in video conferenza. Oppure dal balcone, dove ci si trova a cantare e applaudire con i vicini; però, si sente la mancanza degli abbracci (74%).

Quindi?

È troppo presto per trarre alcun tipo di conclusione, ma l’operatività e l’intraprendenza non si sono fermate. Ci si sta impegnando investendo su se stessi e ci si ingegna per trovare modi di stare insieme a distanza.

Aiutaci a continuare lo studio compilando il questionario, e rimarrai aggiornato sui futuri sviluppi del cambio di abitudini e sentimento durante questo strano periodo. Ci aggiorniamo tra pochi giorni!

Marta Zava

Nota: In questa fase preliminare dello studio, il 50% dei partecipanti ha risposto da Lombardia o Veneto e si trova in isolamento in media da 11 giorni. Il 70% ha meno di 32 anni, e sono perlopiù studenti (37%), dipendenti (35%) e liberi professionisti (10%), ma non manca qualche imprenditore (6%). Le risposte sono egualmente distribuite tra uomini e donne. Il 59% è in smart working mentre il 18% continua ad andare a lavoro nonostante non svolga una professione essenziale.