In meno di 60 giorni il nuovo ceppo di coronavirus ha provocato – nel momento in cui scrivo – 56 decessi e oltre 2000 casi di contagio. Il virus è nato a Wuhan, cittadina di soli 11 milioni di abitanti. Da lì, ha iniziato subito a viaggiare in Asia e ha sfruttato il traffico aereo mondiale per colonizzare gli Stati Uniti, l’Australia e la Francia. Dato che i virioni sono a un passo dal confine, il portale online del ministero della salute italiano ci rassicura con le seguenti informazioni: il nuovo ceppo non era mai stato trovato prima nell’uomo, non sappiamo da quale animale provenga, i sintomi sono altamente variabili (dalla tosse all’insufficienza renale) e la trasmissione può avvenire anche da pazienti asintomatici. Altre buone notizie? Non esistono né vaccini né trattamenti, a parte la terapia di supporto.

Ma è la prima volta?

Prima di accettare la descrizione apocalittica della situazione fornita dai media, è importante avere chiare alcune informazioni di base. I virus sono un gruppo di organismi non cellulari submicroscopici costituiti da acidi nucleici racchiusi in un capside proteico (come degli spaghetti in un tupperware, per intenderci). Sono parassiti endocellulari obbligati, quindi ottengono risorse energetiche dal loro ospite e si riproducono al suo interno.

I coronavirus sono molto diffusi e causano il raffreddore comune a livello mondiale, ma negli ultimi vent’anni due ceppi di questa famiglia hanno provocato severe epidemie. Nel 2002-2003, da un focolaio cinese, si è propagata la SARS (sindrome respiratoria acuta grave), che ha colpito oltre 8000 persone, producendo 775 vittime. Nel 2012 la MERS (sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus) si è diffusa in Arabia Saudita, provocando 842 contagi e 322 morti. Mentre la SARS mostrava sintomi tipici di influenza e influenza intestinale, la MERS colpiva principalmente polmoni e reni con una mortalità circa tre volte maggiore.

Il nuovo coronavirus

Il coronavirus nCoV è stato identificato per la prima volta nell’uomo lo scorso dicembre. Proprio in quel mese è infatti iniziato l’outbreak più recente. Per questo motivo è estremamente difficile fornire una terapia antivirale mirata e, al momento, possibili vaccini non si vedranno prima di mesi. L’epidemia da nCoV è sintomaticamente simile -se i sintomi si manifestano- alla MERS: febbre, tosse, polmonite e insufficienza renale. La trasmissione avviene principalmente per via aerea. Gli esperti hanno confermato la possibilità di contagio da pazienti asintomatici. Le linee guida fornite dalla World Health Organization per evitare il contagio includono lavarsi bene e frequentemente le mani, usare fazzoletti per contenere tosse o starnuti, evitare il contatto diretto con malati (sicuri o presunti) e prestare particolare attenzione nel lavaggio e nella cottura degli alimenti freschi. Il buon senso consiglia di evitare, per quanto possibile, i viaggi in Cina.

Moriremo tutti?

Nonostante il carattere preoccupante della situazione, è bene considerare il numero di decessi causati da questa epidemia in modo razionale e relativo. Secondo i dati più recenti dell’ISTAT, ogni mese, in media, gli incidenti stradali causano oltre 270 vittime. Se questo numero non ci impedisce di usare l’automobile ogni giorno, i morti a Wuhan non dovrebbero bloccare il nostro normale stile di vita, a patto di usare tutti i mezzi a nostra disposizione per evitare di essere contagiati. È fondamentale che siano rispettate, da parte dei cittadini, degli stati e delle organizzazioni sanitarie internazionali, le norme precauzionali per evitare la diffusione del virus e contenere il numero di vittime. È importante tenersi aggiornati sugli sviluppi dell’estensione dell’infezione, ma non è di aiuto incrementare un allarmismo, già diffuso a macchia d’olio, che rischia di provocare uno stato di panico ridondante.