È uscita domenica la direttiva emessa dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, che regolamenta in modo più preciso gli spostamenti nelle aree a “contenimento rafforzato”, ovvero la Lombardia e le altre 14 province di cui si parla nel primo decreto adottato dal Presidente del Consiglio dei Ministri. È un documento indirizzato ai prefetti delle province interessate e prevede l’attuazione di severi controlli e monitoraggi per far rispettare le disposizioni previste. Rimane da vedere se la stessa direttiva si estenderà a tutta l’Italia in seguito alla decisione di espandere la zona rossa all’intero territorio. Vediamo intanto cosa si stabilisce.

Per chi non lo sapesse, la prefettura in Italia è un organo periferico del Ministero dell’Interno, che svolge funzioni di rappresentanza generale del governo sul territorio della provincia o della città metropolitana e che ha sede solitamente nel capoluogo di provincia.

La direttiva stabilisce cinque misure principali:

Comitati Provinciali

La convocazione immediata di Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica che hanno il dovere di stabilire misure di coordinamento adeguate.

Controlli

L’istituzione di controlli per la limitazione degli spostamenti delle “persone fisiche” (e quindi non delle merci, che possono continuare a circolare) in entrata e in uscita nelle province in questione. Come stabilito dal decreto del Presidente del Consiglio, gli spostamenti sono consentiti solo per comprovate esigenze lavorative  e di salute, o per situazioni di necessità. Ora però le ragioni dei movimenti dovranno essere attestate, tramite una specifica autodichiarazione, che potrà essere compilata anche sul momento durante il controllo, tramite moduli forniti dalla polizia. Non sono ammesse eccezioni invece per le persone in quarantena o comunque risultate positive al virus. I controlli saranno eseguiti probabilmente a campione dalle forze dell’ordine lungo le principali vie di comunicazione, le grandi infrastrutture dei trasporti, nelle stazioni e negli aeroporti.

Non è ancora chiaro quanto saranno severi questi controlli. Infatti, la direttiva non chiarisce quali siano esattamente le “situazioni di necessità” previste dal decreto ed è quindi possibile che ciascuna prefettura adotterà criteri specifici. Ad esempio, quella di Alessandria, ha chiarito in un comunicato che “necessità” significa spostarsi nel centro più vicino per fare acquisiti essenziali per la vita quotidiana. Restano comunque molti dubbi: ad esempio, non è chiarito nemmeno se e come sia possibile muoversi all’interno della stessa zona rossa.

Verifica della documentazione fornita

Si stabilisce che la veridicità della documentazione fornita sarà verificata tramite controlli successivi, di cui però non si danno ulteriori indicazioni.

Sanzioni

La sanzione per chi viola questi provvedimenti è quella prevista dall’articolo 650 del Codice penale, cioè la pena in caso di inosservanza di un provvedimento emanato da un’autorità: multa fino a 206 euro e arresto fino a tre mesi. In casi più gravi, si ricorrerà all’articolo 452 del Codice penale, che riguarda i delitti colposi contro la salute pubblica e che prevede pene da sei mesi a dodici anni di carcere.

Autorità competente

Nell’ultimo punto della direttiva, si stabilisce che spetta al prefetto monitorare l’attuazione delle nuove disposizioni finalizzate ad uniformare gli interventi contrastivi dell’epidemia da parte delle singole amministrazioni.

Rimane da vedere come