La vita

Massimo Pericolo, nome d’arte del giovane Alessandro Vannetti da Brebbia, è sicuramente uno degli artisti più discussi e ascoltati negli ultimi mesi. Merito di questa sua incredibile esposizione mediatica è certamente l’ormai nota a tutti “7 miliardi”, il suo cavallo di battaglia dalle strofe incendiarie. Per riuscire però ad apprezzare pienamente il potenziale di questo brano bisogna conoscere nel profondo l’autore. Se avessimo googlato “Scialla Semper” qualche anno fa, non ci saremmo imbattuti nell’album di debutto di Massimo Pericolo. Saremmo invece stati catapultati sul sito della questura di Varese e sugli infiniti articoli dei quotidiani locali riguardanti l’operazione di polizia che nel 2014 portò all’arresto per spaccio di droga di ventotto persone, tra cui anche il rapper lombardo.

Questa informazione ci aiuta a non interrompere la canzone dopo pochi secondi, ma a concederle una seconda possibilità, mettendo da parte il nostro moralismo e dando spazio al lato umano. L’apparente aggressività e l’inspiegabile volgarità del brano trovano così una spiegazione in tutto il dolore, la sofferenza e la rabbia che hanno accompagnato l’artista nella sua giovane vita. È necessario e inevitabile capire che persona sia quella dietro al microfono per cogliere la straordinaria intensità emotiva di “7 miliardi”. Questa è caratterizzata da continue affermazioni taglienti e dalle incessanti provocazioni, con lo scopo di, nel bene o nel male, attirare l’attenzione dell’ascoltatore.

7 miliardi

Si tratta di un brano autobiografico in cui Alessandro, senza né filtri né tantomeno mezzi termini, ci racconta quello che ha vissuto e che continua a vivere, facendoci toccare con mano la sua quotidianità. Non si tratta del solito banale inno alla droga e a una vita non proprio rigorosa. Si tratta invece di un modo di tirar fuori tutta la disperazione da lui soffocata e in lui radicata da sempre, attraverso il grido intriso di rabbia di un ragazzo che è “il futuro ma senza un futuro”.

Tra parole poco diplomatiche, delusione, insolenza, insulti e le immancabili provocazioni, possiamo scorgere il filo conduttore che lega “7 Miliardi”. Ossia la somma di denaro che Alessandro accetterebbe volentieri e che gli permetterebbe di vivere come sognava fin da bambino.

L’unica cosa che nel corso di tutto il brano dice di volere e chiede esplicitamente è “una vita decente”, nata dalla voglia di riscatto. La stessa voglia che lo spinge a desiderare di lasciare Varese, il luogo che accomuna e lega tutte le sue sventure.

Spesso lasciamo che i nostri gusti personali subordinino la nostra oggettività e umanità. Mi piacerebbe invece traslare su questo cantante agli esordi un pensiero che il grande Nelson Mandela adottò per sé stesso. “Non mi giudicate per i miei successi ma per tutte quelle volte che sono caduto e sono riuscito a rialzarmi”. Infatti Alessandro Vannetti, anche se in passato ha scelto di lasciarsi trasportare in “dimensioni pseudo-oniriche” dalle droghe e dall’alcol, non si è mai disperato di fronte agli insuccessi. Ci ha dimostrato come dai peggiori fallimenti possano nascere le più belle vittorie.