In un tempo in cui l’amuchina e le mascherine stanno battendo record di vendita, l’inno italiano è in vetta a tutte le classifiche e il catalogo Netflix sembra non bastare più, l’italiano medio tenta di sopravvivere alla quarantena. Per prendere le cose con geometrica filosofia, questo isolamento è un po’ come una semiretta: si conosce l’inizio, ma non si vede la fine. E fino a quando si dovrà vivere 24/7 a stretto contatto con familiari e con vista muri di casa, cosa fare? Le alternative sono tante, la volontà un po’ meno, ma forse è il momento giusto per provare qualcosa di nuovo. L’inglese potrebbe essere un opzione: ampliare il proprio vocabolario, magari con termini che sono all’ordine del giorno; parole chiave che riassumono l’emergenza coronavirus.

Disease

Il termine disease è fondamentale, soprattutto perché si ritrova nella sigla dello stesso virus: COVID- 19, dove CO indica corona, VI virus, D disease e 19 l’anno di inizio propagazione. “Malattia” è la sua traduzione in italiano che, in questi tempi va a braccetto con pandemia. E per cercare di dimenticare quello che sembra essere un set di una serie tv o di un film apocalittico, ecco un altro vocabolo inglese collegato alla parola disease. Si ha l’espressione: “outbreak of a disease”, cioè “scoppio di una malattia” correlato alla diffusione improvvisa di un qualcosa di pericoloso e spiacevole.

Face mask

Le face mask, meglio conosciute come mascherine sono la nuova tendenza del momento. Alcune marche famose -Fendi in primis -stanno tentando di cavalcare l’onda di questo improvviso successo di mercato. D’altro canto c’è anche chi preferisce il “fai da te” : basta dotarsi di carta forno, una spillatrice e un elastico e il gioco è fatto. Peccato che non siano molto efficaci. In ogni caso, che siano ordinate su Amazon o siano di marca, le mascherine sono ormai necessarie.

Prevention

“Prevention is better than cure”. “Meglio prevenire che curare”. In questo periodo si sa, la prevenzione è necessaria più che mai. Rispettare le regole dettate dal Ministero della Salute è d’obbligo. Poi, per dare manforte alle istituzioni, i social media diffondono quotidianamente informazioni oltre ai soliti meme che sono sempre ben accetti. Barbara D’Urso è in prima linea grazie a un video ormai virale in cui illustra in modo più che esaustivo come lavarsi le mani ai tempi del coronavirus.

E-Learning

Con la chiusura delle scuole e delle università si è dato il via alla piattaforma “e-learning” : lo studio online. Lo stesso vale per il lavoro che ha optato in molti casi per lo “smart working“. Un computer, una buona connessione Internet e inizia la giornata: anche se si è ancora in pigiama, anche con la barba ancora da fare, anche con i capelli sporchi. Comodità ed efficienza. Comodità e quasi sempre efficienza. Però in fondo, non è così male.

Be aware of

In questo contesto apparentemente irrealistico, ma purtroppo fin troppo reale è essenziale essere informati di quello che sta succedendo. In inglese l’espressione “essere consapevoli di” viene tradotta con “to be aware of”: in questo periodo essere consapevoli è un punto chiave per poter affrontare questa problematica a testa alta. E per citare John Niven e la sua sfacciata ironia in grado di descrivere il mondo senza mezzi termini – soprattutto in “A volte ritorno”, lettura consigliatissima per farvi divertire in questa quarantena – mi raccomando, “fate i bravi”. E state a casa.