Rita Levi-Montalcini era una neurologa e accademica. Nasce nel 1909 in una famiglia ebrea molto colta, che diede ai 4 figli una buona istruzione, facendo crescere in loro l’amore per la cultura e l’arte. La stessa Rita descrive la famiglia come fonte d’ispirazione. Nonostante suo padre fosse contrario, nel 1930 si iscrive all’università di Torino, dove si laurea in medicina e chirurgia nel 1936 con 110 e lode. Si specializza anche in neurologia e psicologia non sapendo se dedicarsi completamente alla professione medica o alla ricerca.

OPERE SOCIALI

Nel 1938 per via delle leggi razziali è costretta a scappare in Belgio. Quando anche questo viene invaso ritorna a Torino dove allestisce un laboratorio in casa sua. Non rimane però con le braccia conserte, si unisce alle forze partigiane e opera come medico nelle forze alleate. Finita la guerra riceve e accetta l’invito della Washington University di Saint Louis e scopre una proteina coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso (NGF). Grazie a questa fondamentale scoperta nell’86 riceve il Premio Nobel per la medicina insieme al suo collega biochimico Stanley Cohen.

Rita si è sempre sentita una donna libera. Infatti aveva un animo profondamente femminista. Viveva in un’epoca dove la figura femminile aveva poco rilievo, e voleva un mondo rappresentato da entrambi i sessi. Dice di non aver mai risentito del suo sesso, poiché sa che le capacità mentali – uomo e donna – son le stesse: avendo uguali possibilità e differenti approcci. Nel 1970 quindi partecipa alle attività di Liberazione Femminile. Si dedica anche alla legalizzazione dell’aborto lottando per i diritti femminili. Si batte per le mine antiuomo e insieme alla sorella gemella crea l’associazione Rita Levi-Montalcini Onlus che si occupa dell’istruzione femminile africana.

Della sua vita privata non si sa molto. Non si è mai sposata perché voleva dedicare completamente la sua vita alla scienza. Per quanto riguarda la religione, durante un’intervista lei stessa si è definita atea. Ha però devoluto gran parte dei soldi ricevuti per il premio nobel alla comunità ebraica di Roma per la costruzione di una nuova sinagoga. Credeva anche che avere un rapporto con le nuove generazioni fosse fondamentale e ha invitato più volte i giovani a non preoccuparsi solo di se stessi ma a partecipare ai problemi sociali per migliorare il mondo.

MORTE

All’età di 90 anni per via di una malattia degenerativa perde la vista, ma non si scoraggia. Nel 2001 nonostante l’avanzata età viene nominata senatrice a vita italiana e continua la sua lotta per le pari opportunità. Il 30 dicembre 2012 muore all’età di 103 anni. Primo Levi la descriveva come  «Una piccola signora dalla volontà indomita e dal piglio di principessa». Rita Levi-Montalcini è quindi un esempio per tutti, con la sua determinazione e il suo intelletto ha portato un enorme contributo scientifico e umanitario.