Moudou è un ragazzo che vive a Parma. Faceva il metalmeccanico, poi è stato licenziato. Allora si è messo a vendere libri per strada, perché, come dice lui, restare senza fare niente non gli piace. Qualche giorno fa ha trovato un rolex, in centro. 25mila euro il valore dell’orologio. Lui però non ha mai pensato di tenerselo, nonostante fosse la somma più grande che abbia mai visto, probabilmente. S’è adoperato per restituirlo al proprietario, che, come premio, sapendolo disoccupato, gli ha offerto un lavoro. In un magazzino, part-time, sei mesi. Ma comunque un lavoro.

A ciò va anche aggiunto che Moudou è immigrato, e – particolare rilevante per chi ama questo genere di storie – è nero. Bellissimo. Se non fosse che questa storia è razzista, classista e in generale assurda.

Punto primo: nessuno deve dimostrare di essere onesto per il colore della propria pelle. “Non hai mai pensato di tenerti l’orologio?”, chiede più volte il giornalista che lo sta intervistando. Incalza, come a voler dire: “Di solito quelli come lui se lo tengono, ma lui no, quindi non sono tutti malvagi, non abbiate pregiudizi“. E così facendo snocciola pregiudizi a raffica, per di più di stampo razzista.

Punto secondo: il premio per il ritrovamento di un oggetto è il 10% del suo valore, non è un lavoro. A Moudou spettano 2500€, e gli spettano per legge, non per la carità di un facoltoso imprenditore.

Punto terzo: un lavoro part-time in un magazzino non è un premio. Si avvicina molto allo sfruttamento, se non lo è del tutto.

Punto quarto: il lavoro non è un premio. È un diritto.