Perché è un fatto di cultura: l’educazione sabauda
Va ben oltre giandujotti e bagna cauda,
È la causa del silenzio e del senso del dovere

Mi perdonerà Willie Peyote – lui che è così granata – se prendo le sue parole per iniziare un articolo su una bandiera juventina. Però è questo il punto: l’essere bandiera.

Non mi interessa scadere nella solita retorica sulle bandiere che nel calcio come nella vita non esistono più tutti pensano ai soldi nessun ideale i politici sono corrotti piove governo ladro non ci sono più le mezze stagioni. Tanto trita e ritrita da non meritare la punteggiatura.

Per me Claudio Marchisio è ben più di una bandiera del calcio. Lo è, lo è stato, e per sempre il suo numero 8 resterà nell’armadio dei tifosi come un cimelio prezioso.

Claudio Marchisio è una bandiera sabauda. E, badate bene, l’essere sabaudi non c’entra con il nome della famiglia reale: è un modo di vivere, uno stile di comportamento, e financo un’atmosfera che si respira nell’aria.

L’essenza del torinese sta nell’eleganza. L’eleganza con cui si lavora, con cui ci si esprime, con cui si vive. Marchisio ne è un simbolo sul campo, con i suoi movimenti puliti, il suo ordine. Non lo si notava quasi mai in campo. Però si notava benissimo quando non c’era, e lì ci si rendeva conto di quanto fosse prezioso.

E poi i suoi goal. La rovesciata contro l’Udinese, lo slalom contro l’Inter, il pallonetto contro il Parma.

E poi i suoi interventi. Quelli a favore degli ultimi, dei migranti, di chi lotta per i diritti altrui, della tutela dell’ambiente. Sempre per sfatare il falso mito del calciatore ignorante e disinteressato.

Marchisio, arrivato alla Juve da bambino, passato in prima squadra negli anni più bui della storia della Vecchia Signora. Anni in cui ha fatto quel che sentiva di dover fare: lavorare, giocare dando tutto, anche se la squadra non girava, gli allenatori venivano esonerati e il posto in classifica era da zona Europa League – o nemmeno quello.

Tipico stile sabaudo. Per questo sono sicuro che Willie mi perdonerà. Tra sabaudi ci si rispetta, anche se difendiamo colori diversi. E poi lui stesso, ci scommetto, se dovesse scegliere dei simboli dello stile sabaudo, sceglierebbe Claudio Marchisio.