L’abito non fa il monaco”, recita un noto proverbio. Eppure la società contemporanea sembra decretare proprio il contrario. Il trionfo dell’apparenza, della forma, della superficialità, della contraffazione, della falsità.

Gli eroi del nostro tempo sono persone che spesso raggiungono il successo senza avere talento. Opinionisti che discettano su tutto in tv spacciando luoghi comuni e pregiudizi come fossero verità rivelate. Le cronache della stampa che vanno per la maggiore ci aggiornano continuamente sulle relazioni e i turbamenti di calciatori e veline sullo sfondo di spiagge esotiche. Quasi che i loro amori, talvolta fasulli ed esibiti soltanto per alimentare la popolarità e lo show business, ricalcassero le profondità e la bellezza tragica di quello tra Enea e Didone.

Quello che ci mostra la tv

Attrici, ballerine, intrattenitori, cantanti, palestrati senz’arte né parte, concorrenti di ogni tipo di reality. Dietologi, parrucchieri e cuochi alla moda, politici inconcludenti, banchieri, imprenditori e broker senza scrupoli e senza coscienza morale occupano a tutte le ore, quasi militarmente, i salotti e i notiziari televisivi. E subito tutti gli altri media, con zelo degno di miglior causa, ci mettono al corrente, quotidianamente, con dovizia di particolari, della loro biografia, i loro gusti, le loro opinioni, i loro sbadigli. Quasi fossero dei dell’Olimpo.

Denaro e successo sono gli idoli della società odierna, quelli cui tutti, in modo conformista, ci pieghiamo. La nostra ammirazione e la nostra deferenza vanno soltanto a chi, non importa in che modo, abbia raggiunto la popolarità e la ricchezza.

E la quotidianità?

La nostra vita sociale, e talvolta l’intera nostra esistenza quotidiana, consiste (e si esaurisce) in una continua competizione con i vicini e con i conoscenti a chi possiede l’auto più costosa, l’ultimo modello di smartphone o di tablet. I vestiti più firmati e alla moda, la vacanza più esclusiva, il lavoro più prestigioso, il reddito più alto, la possibilità di comprare più oggetti. Oggetti spesso inutili, ma desiderati e posseduti in quanto simboli dell’elevato status raggiunto.

Viviamo costantemente preoccupati dall’impressione che facciamo sugli altri, ossessionati dal nostro indice di gradimento, assillati dall’opinione che gli altri hanno di noi.

Conformismo e consumismo dominano così la nostra vita, tutta esteriore, finché diventiamo come automi che hanno smarrito il proprio centro e che talvolta, fortunatamente, sono colti dalla vertigine e dall’angoscia di stare vivendo una vita non autentica, piena di falsi miti e di menzogne.

Solo apparenza?

Perché una vita vissuta soltanto all’insegna dell’adesione ai falsi idoli dell’apparenza, dell’aderenza a un ruolo e a dei valori che ci sono imposti dall’esterno, dell’identificazione totale con una maschera che non siamo noi, diventa un’esistenza disumana. Una vita persa, che non ci appartiene e che ci passa accanto.

Io penso che un’esistenza vera e degna di essere vissuta sia centrata sull’essere, sull’adesione al nucleo più profondo di noi stessi. Sull’introspezione e sull’interiorità, sull’espressione di sé e la spiritualità, sulla consapevolezza e la libertà, sulla conoscenza e la responsabilità. Finalmente emancipati dai pregiudizi e dalla tirannia di dover essere come tutti gli altri.

Cercare di diventare veramente e genuinamente l’essere unico e irripetibile che siamo, deve essere il nostro solo e nobile compito in questo nostro breve intermezzo terreno.