Da qualche giorno alla TV nei telegiornali, talk shows e vari programmi di politica non si sente parlare che di MES. Ma le persone sanno davvero che cosa sia?

Secondo un sondaggio del Sole24Ore il 66% degli italiani non sa nemmeno cosa è il MES (Meccanismo Europeo Salva-Stati). Solo il 9% conosce a fondo l’argomento.
Il MES (più semplicemente chiamato fondo salva Stati) è un meccanismo che è sempre esistito in Europa seppure con nomi diversi. Si tratta di un fondo d’emergenza che, sotto il controllo degli stati UE, viene impiegato nel caso uno dei Paesi della zona euro cada in una forte crisi. L’esempio più recente di impiego di questo fondo lo abbiamo visto per la Grecia; ma sono tanti gli Stati che, dal 2011, hanno richiesto e ottenuto questo tipo di aiuto, come Cipro, Irlanda e Portogallo.

Perché se ne sente parlare proprio adesso?

I leader dell’opposizione, Salvini e Meloni, da qualche giorno a questa parte parlano di alto tradimento da parte del premier Conte per aver firmato, sostengono, un patto come sempre a favore delle banche franco-tedesche senza neanche consultare il parlamento. L’ex Ministro forse però non si ricorda che il primo via libera per le riforme del MES era stato dato da Giovanni Tria, suo Ministro delle Finanze nello scorso governo, il 13 Giugno 2019, appena sei mesi fa. Ciò che contesta l’opposizione e il M5S (che ovviamente non si è sottratto alla polemica) è una parte della maxi riforma riguardante le CACs, le clausole sul debito.

Soprattutto i Paesi del Nord-Europa spingono per inserire delle clausole che, una volta richiesto e ottenuto il fondo per lo Stato in crisi, portino il richiedente ad avviare contemporaneamente una ristrutturazione del debito, ovvero una riduzione del valore del prestito dei Titoli di Stato da parte dei creditori. Nonostante esistesse già un tipo di clausola simile alla CACs la riforma prevede un “single limb”, ovvero un voto unico (per maggioranza) da parte di tutti i creditori e non più uno disgiunto a seconda del tipo del Titolo che si detiene. In parole povere, i Paesi che prestano questi soldi vogliono avere la sicurezza che, se questo fondo venisse usato da uno Stato in difficoltà, quest’ultimo possa quanto meno diminuire il proprio debito.

In Italia

Un’ultima questione che forse Salvini, Meloni e Di Maio non hanno ancora chiara è che i fondi, così come il potere decisionale per dare il via libera al MES, sono calcolati in base al peso economico di ogni Stato e l’Italia è il terzo più “pesante”, con un contributo del 17,9%. Dato che è necessario un consenso pari ad almeno l’85% per sbloccare il fondo, se la matematica non è un’opinione si arriva facilmente a capire che senza il voto favorevole dell’Italia il MES non potrà mai partire.

Vista però la complicatezza della materia e il ragionevole disinteresse da parte dei cittadini all’argomento, non sarà forse meglio che i nostri politici si mettano a parlare di temi un po’ più vicini e sentiti dai loro elettori?