Giorno di quarantena n.?

Si intitola così lo spazio che io e alcuni amici abbiamo deciso di ritagliarci a fine di ogni giornata per raccontarci attraverso una mail vicendevole, le occupazioni, i pensieri, le cose che ci sono passate per la testa in ogni giornata di quarantena. Così nella posta della quarantena ci sono giorni in cui la pagina si riempie di elenchi di cose fatte, altri in cui è carica di considerazioni o riflessioni molto astratte, altri ancora in cui è una sintetica spiegazione del perché non siamo ancora impazziti. E per ora non lo siamo.

Cercando di mettere da parte ogni pulsante tendenza sociale, può essere bello anche stare a casa. E in fondo finché ci viene richiesto questo, possiamo farcela senza lamentarci troppo. E’ bello dedicare maggior tempo e attenzione alla famiglia, riscoprendola più simpatica di quanto ricordavamo. Avere la possibilità di guardare film e serie tv in arretrato, per esempio Modern Love su Amazon prime. L’omonima rubrica del New York Times ha raccolto e raccontato per quindici anni miliardi di storie personali sull’amore e le sue mille sfumature. Otto di queste, vere, sono state adattate per la serie tv. O per leggere bei libri, La mattina dopo di Calabresi, Lettere a Theo di Van Gogh, Mrs Dalloway di Virginia Woolf.

In questi giorni ho ripensato lo spazio della casa, da luogo di passaggio è tornata a essere come non era da tanto luogo di abitazione vera e propria. Ho riscoperto i metri quadrati del balconcino dove dopo pranzo arriva il sole e nei giorni più caldi è una meraviglia. Ho riscoperto la capacità di mettere in ordine le cose, di sentirmi comoda nei pantaloni della tuta e in un vecchio maglione Napapijri di mio padre. Ho ascoltato delle canzoni bellissime, creato e condiviso playlist con un sacco di gente. Heroes di David Bowie, Animali notturni dei Fask, l’immancabile inno d’Italia dal balcone.

Ho videochiamato amici importanti, ho capito quanto invece stare lontano da altre persone sia salutare, ho ripensato ai miei impegni e alle mie priorità, alle occupazioni a cui do spazio nella mia quotidianità e mi sono resa conto che per gran parte di esse ultimamente non ci stavo proprio capendo nulla. Sono andata a trovare le nonne ogni tanto per portare la spesa o le medicine, ho ascoltato da debite distanze i loro racconti su epoche e tempi così lontani e diversi che mi sono chiesta come abbiamo fatto a cambiare così velocemente. Ho portato fuori il cane, situazione di necessità, ho anche pensato all’opzione di metterlo in affitto per consentire passeggiate giustificate a qualcun altro.

Al di là dei moralismi, la quarantena non è la stessa cosa per tutti. Penso a tutte quelle persone per le quali la quarantena non esiste perché il loro dovere è altro rispetto a quello di stare a casa, o perché la casa non è un luogo da poter chiamare tale ma al contrario somiglia di più a una prigione. Allora mi auguro che questa situazione che ci accomuna tutti e sembra farci riscoprire l’essere popolo di uno Stato, ma anche del mondo stesso, non sia una finta. Che ci sia davvero una solidarietà maggiore tra le persone. Questa situazione lascerà delle conseguenze, potrà spingerci ancora di più verso l’asocialità oppure rinvigorire la voglia di percepirci corporalmente come umani, di stare insieme per davvero. Pare prevalga quest’ultima: non siamo ancora impazziti.

 

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