Sei sul bus bello rilassato, magari stai tornando da scuola dopo 8 ore di lezione. Il sonno sta già prendendo il sopravvento e nelle orecchie una playlist in riproduzione casuale perché sì, sei troppo stanco perfino per scegliere le canzoni.
Insomma, in questo magico quadretto in cui le occhiaie fanno da ciliegina sulla torta ecco che sale lei.

La creatura mistica dei mezzi pubblici che come la regina delle linee degli autobus sale a bordo con spavalderia ed inizia a cercare la sua vittima. Osserva sempre con attenzione, non lascia mai nulla al caso.
Sui sedili alti no, perché fa fatica a salire il gradino rialzato.
In quelli doppi neanche, perché ha paura che il vicino non si alzi in tempo per farla scendere.
Al fondo neppure, perché si sa, bisogna stare vicino al conducente per evitare scippi.
È lei: la vecchietta. Tu guardi in basso, sperando di non essere il prescelto.
Smetti di muoverti, di respirare, perfino di ruotare gli occhi. Come una statua blocchi tutte le tue pulsioni vitali e attendi la sentenza.

La senti avvicinare, te ne accorgi a causa del carrellino della spesa che si trascina dietro anche quando al mercato non ci va.
Le scarpette tacco 5 sbattono sul linoleum e le calze color carne sbucano mostrando le caviglie gonfie, tipiche di una classica anziana di salite e discese sul bus se n’è fatte parecchie.
Ed eccola lì, di fronte a te. In silenzio, imperiosa ti guarda dall’alto del suo metro e quaranta.
Se ti aspettavi, almeno per questa volta, una nonnina dolce e gentile, ahimè ti sbagli.
È la solita incattivita che o ti alzi o ti alzi. Non te lo chiede neanche, ti respira profondamente sulla nuca per farti notare la sua presenza e altera, attende che il destino già scritto si realizzi.

A questo punto ci sono due opzioni, anche se entrambe portano alla stessa soluzione.
Opzione numero uno: fingersi morto. Sei talmente stanco che non ti alzeresti per nulla al mondo e sì, quando sei salito hai dovuto prendere a gomitate mezza scuola per accaparrarti quel posto. È tuo di diritto. Inoltre non solo i vecchi si stancano, ma anche i giovani. Dunque ti fingi morto, mantieni la testa bassa, più o meno ad altezza ginocchia, e praticamente collassi su te stesso alzando il volume della musica.
A quel punto ci sarà sempre un signore basico che da due metri più in là ti urlerà “Ragazzo alzati, non vedi che la signora è anziana?” aggiungendo a fondo frase “I giovani ora sono diventati dei maleducati”. E questa è la versione più gentile.

A quel punto ti alzi, eviti di guardare la vecchietta (palesemente fiera della propria, ennesima vittoria) e barcollando ti lasci svenire sul palo più vicino in attesa della tua fermata.
Opzione numero due: giocare d’anticipo. Ormai sai che il tuo futuro è segnato, questo viaggio te lo farai in piedi, possibilmente a puzzare appoggiato alla parete del motore. Allora per spezzare la tensione esordisci con un risoluto “Signora, vuole sedersi?”, al quale lei non darà risposta, bensì aspetterà la tua pietosa strisciata fuori dal sedile per lanciarsi come un avvoltoio sulla preda tanto desiderata.
Ah, e ovviamente, dopo tutta sta trafila, la vecchia scenderà alla fermata dopo, mentre un trentenne con gli occhialetti e la borsa a tracolla ti ruberà il posto.