Vi siete appena sintonizzati su Into the Movies, la rubrica di cinema firmata Super Tramps Club. Questa domenica, con Serendipity, sullo schermo troviamo due imbecilli fissati col destino.

Finito il caffè, la tazzina sarà vuota. Nudi per strada, avremo più freddo. Nudi la notte, ancora più freddo. Il mondo è pieno di cose prevedibili, la trama di Serendipity è solo una di queste. Lui è John Cusack, lei Kate Beckinsale. Lui e lei si incontrano, lui e lei si piacciono e, incastrati entrambi in altre relazioni, lui e lei si perdono. Dev’essere un segno a farci incontrare di nuovo. Ehm… Okay. Se in tutti e due gli ascensori premeremo entrambi lo stesso pulsante, significa che il Fato ci vuole insieme. Oh guys, come on. Se siamo davvero anime gemelle, il destino metterà nelle mie mani questa banconota su cui hai scritto il tuo numero di telefono. Too much.

«Non ho problemi con il Fato,» dice di questo film il critico Roger Ebert. «Ma abbandonarsi nelle mani della sceneggiatura, quello è un altro discorso. Li rimbalza fra tante di quelle coincidenze e concordanze cosmiche che il Fato non solo bussa alla porta, ma entra con una squadra antisommossa.»

Quella che Cusack e Beckinsale mettono in piedi è una storia che, a dirla tutta, non mettono in piedi loro. Poco razionale, per nulla credibile, ma convincente da fare schifo. C’è qualcosa di entusiasmante nella magia che, per l’intera durata del film, collega le azioni dei protagonisti. Anche se i loro gesti sono insensati, anche se nell’ora e mezza di pellicola si incontrano due volte in tutto, la sospensione dell’incredulità lavora con precisione. È un film che invita a credere. E ci caschi anche tu. 

In verità il film parla di due persone che sette anni prima hanno fatto una cazzata. Abbandonarsi nelle mani del destino non è mai una buona idea, sembrano voler dire i loro frustrati tentativi di ritrovarsi. Tornassero indietro, di sicuro non si lascerebbero andare così. Noi scriviamo la nostra storia, però, e non è mai troppo tardi per rimediare a questo genere di errore.

Per citare ancora Roger Ebert, negli anni a venire la gente alle feste sussurrerà: «Vedi quella coppia laggiù? Qualunque cosa succeda, non chiedere loro come si sono conosciuti.»

Ed è vero, speriamo di non farlo mai, se non vogliamo sprecare mezz’ora ad ascoltare una storia di cui ci frega niente, soprattutto quando sul tavolo in fondo alla sala hanno appena portato le pizzette. Ma se facciamo questo errore, prepariamoci a credere. Per una sera o per il tempo di un drink, la realtà sarà scritta nelle stelle.