Si dice che la libertà di espressione sia il primo gradino della democrazia. Al suo fianco, la libertà di stampa e il diritto all’informazione che, oggi, passano dalla rete. Eppure, secondo il World Press Freedom Index 2019, quasi la metà della popolazione globale non ha accesso alla libera informazione.

Sull’onda di questo dato allarmante, si collocano le vicende che nei recenti giorni hanno visto protagonista l’Iran di Hassan Rouhani.

In data 17 Novembre, il governo iraniano ha spento internet. È accaduto in seguito alle proteste scoppiate dopo l’aumento a sorpresa del prezzo della benzina ed il suo razionamento (massimo 60 litri di benzina al mese per veicolo), deciso dal governo per contrastare i contraccolpi delle sanzioni economiche statunitensi imposte all’Iran. Alle manifestazioni di dissenso sono seguite violente repressioni da parte delle forze armate iraniane. Le cruente immagini sono state registrate dai cittadini con i propri smartphone e poi divulgate. Sarebbe ancora sconosciuto l’esatto numero delle vittime, ma si stima che la dura repressione del regime abbia ucciso fino a 200 manifestanti. Almeno 100, secondo le stime di Amnesty International e delle Nazioni Unite.

Hassan Rouhani ha dichiarato la fine delle proteste “un successo”, puntando il dito contro gli americani, accusandoli di aver orchestrato le manifestazioni. “I ribelli erano organizzati e armati e seguivano uno schema tracciato da altri, come sionisti e americani. Considero questa un’altra grande vittoria per la nazione iraniana” ha dichiarato Hassan Rouhani. Lo scorso mercoledì, 20 Novembre, in tutto il paese si sono tenute marce a sostegno del governo e del suo leader, durante le quali si è chiesta la condanna a morte dei manifestanti, accusandoli di essere orchestrati appunto dagli Stati Uniti. “America, vergogna per le tue cospirazioni, il sangue dei nostri giovani sta gocciolando dai tuoi artigli”, uno dei tanti slogan della marcia a Shahriyar, vicinissima a Teheran.

Ma si può veramente spegnere internet? Il direttore di Freedom House Adrian Shahbaz ha definito il gesto del governo iraniano: “Lo spegnimento di internet su più larga scala che si sia mai visto”. Questo perché lo spegnimento non ha riguardato solamente l’oscuramento parziale della totalità dei siti internet messi ogni giorno a disposizione degli utenti, né esclusivamente quello dei siti provenienti dal di fuori della giurisdizione iraniana. Ha reso invece indisponibile qualsiasi sito sia interno che esterno a tutti i cittadini. Il gesto può essere spiegato come un tentativo di evitare la diffusione di notizie e la denuncia delle gravi violazioni di diritti umani messe in atto per reprimere le proteste. O più semplicemente, il governo iraniano avrebbe cercato di evitare che i manifestanti si organizzassero tra di loro privandoli degli strumenti di comunicazione messi a disposizione dalla rete.

Da giovedì 21 Novembre, internet è tornato ad essere disponibile nella capitale Tehran e nel resto dell’Iran, dopo quasi una settimana. La notizia della riattivazione di Internet è stata confermata dall’agenzia di stampa iraniana Fars News Agency (FNA), che ha citato fonti anonime.

Ma l’episodio fa riflettere. È davvero possibile spegnere internet? Cerchiamo di capirci di più. Ogni utente si connette alla rete usufruendo di uno o più servizi di internet service provider (ISP), che gli forniscono le strutture per la navigazione, ma soprattutto svolgono una funzione di intermediari tra il comando dell’utente ed il server di destinazione. Ecco che gli ISP risultano avere un grande controllo sul flusso continuo dei dati generato. In Iran, gli ISP sono numerosi, al contrario ad esempio della Cina dove la rete intra-nazionale voluta dal governo è controllata da un ISP. A dimostrazione della complessità di un’operazione di oscuramento totale della rete, Il Ministro delle Comunicazioni iraniano Mohammad-Javad Azari Jahromi ha dichiarato che il governo ha ordinato lo spegnimento di internet promettendone la riaccensione, ma lo spegnimento completo, nonostante il 4% di traffico che ha comunque continuato ad entrare ed uscire dal paese, ha richiesto 24 ore ed il coinvolgimento di aziende private fedeli allo stato per essere realizzato. Non esiste quindi il celebre pulsante rosso per spegnere internet.