Uno degli argomenti più in voga dell’ultima settimana, soprattutto negli ambienti torinesi, è stato il ritrovamento di un ordigno bellico in via Nizza. L’origine della bomba è la seconda guerra mondiale, la fonte gli inglesi. 65 kg di tritolo nel cuore della città, su una delle arterie principali. Una scoperta decisamente a effetto.

Per questo motivo – la posizione della bomba – le misure di sicurezza adottate sono state notevoli. Sono state evidenziate due aree, una rossa e una gialla, a seconda della vicinanza all’esplosivo. Nel caso, insomma, che le operazioni di disinnesco fossero andate male. I residenti della zona rossa hanno dovuto abbandonare l’area per tutta la durata dell’intervento. Chi vive nella zona gialla ha invece dovuto chiudere porte e finestre e si consigliava di stare lontano dalle zone perimetrali della casa.

Tutto è andato bene, con i lavori conclusi con largo anticipo rispetto alle previsioni. La bomba, caricata su un camion dopo il disinnesco, si trova ora a Ciriè, nelle vicinanze di Torino, dove verrà fatta brillare.

Una storia a lieto fine.

Se non fosse per le immancabili polemiche che hanno caratterizzato la vicenda. In molti infatti hanno obiettato che lasciare un’area della città completamente abbandonata fosse un invito palese a sciacallaggio e furti. A nulla sono valse le rassicurazioni di un maggior controllo delle forze dell’ordine. “Figurati se mandano i vigili a girare nelle zone dove può esplodere una bomba”. E a seguire obiezioni sull’ampiezza dell’area indicata, sulla necessità di misure così restrittive, e via dicendo.

E il punto è sempre questo, e non c’entra niente con il bias dell’autorità: quando siamo diventati tutti tecnici?