Massimo Pericolo è una persona molto diversa da me. Sicuramente non mi piace come cantante. Forse, se ci conoscessimo, non saremmo neanche amici. C’è però una cosa di cui parla che mi avvicina e attrae, una cosa che ci accomuna, anche se siamo così diversi. Massimo Pericolo infatti è arrabbiato e risentito nei confronti della nostra società.

Il fatto che lui denunci alcune delle molte ingiustizie di noi pazzi umani mi costringe a stimarlo molto, tanto da tralasciare come e perché lo faccia. La sua accusa però si limita solo a quello che lui ha visto e quindi ovviamente non tratteggia ogni criticità dell’umanità; sono dunque individuabili alcuni temi principali e quelli che io ritengo più interessanti sono tre: l’individualismo, la privazione della scelta e la sfiducia nelle istituzioni.

Prima di iniziare vi vorrei però avvertire che nelle righe seguenti io, facendomi trascinare dall’entusiasmo, tenterò quasi di elevare la figura di Massimo Pericolo a quella di uno dei Sette Savi dell’antichità. Un saggio infatti non è forse chi conosce e descrive meglio degli altri la realtà? Non fidatevi quindi troppo di me, probabilmente questa è solo una stupida suggestione.

Il testo

Siamo sette miliardi, fotte un cazzo degli altri” sembra molto diseducativo, eh? Mi sembra già di sentire inveire coloro che fino a ieri hanno criticato la canzone “Immigrato” del buon Checco Zalone. Io però sono un grande estimatore della denuncia per opposti e quindi questa frase non mi può sembrare altro che una perfetta presa in giro alla nostra pessima mentalità.

Mi sento quasi di affermare che Massimo Pericolo, forse senza rendersene conto, abbia sfornato una massima degna di Briante da Priene[1], una perfetta sintesi della nostra situazione attuale. “Siamo tanti (sono stato tentato anche di azzardare un troppi, ma mi è sembrato eccessivamente audace) e ognuno pensa solo al suo orticello”; se l’avesse detto qualcun altro sarebbe partita la standing ovation della gran platea di dotti e sapienti.

Non è forse chiaro che ad un uomo come Massimo Pericolo, che “ha sempre visto persone spender quei soldi per niente, quando lui ne aveva bisogno veramente”, non possa andar giù quest’egoismo che ci caratterizza tutti quanti? Il rapper non sta cercando di traviare voi e i vostri figli, ma da buon saggio vi sta avvertendo su come si sta comportando l’uomo, ovvero male. Sono costretto però ad ammettere che probabilmente anche lui qualche volta si comporta in modo simile a coloro che critica, ma siamo davvero sicuri che la coerenza sia così importante?

Ogni savio ovviamente parla basandosi su ciò che ha vissuto o visto. Che cosa ci vuole dire quindi Massimo da Brebbia canticchiando arrabbiato “Che scelta c’è se i bisogni te li impongono”? A una prima lettura si potrebbe tranquillamente affermare che si sta lamentando del fatto che a lui non sia mai stata data davvero la possibilità di scegliere.

Mi spiego meglio: qualcuno l’ha fatto nascere in un posto davvero pessimo, qualcuno ha deciso che in questa società serve essere ricchi o stronzi e lui si è dovuto adeguare. Poteva davvero sfuggire in qualche modo alla realtà in cui è nato? Che domanda scema, contro ogni pronostico la risposta è sì, perché l’ha fatto. Avrebbe potuto farlo senza passare per la galera? Boh. Questa società è giusta? Ovviamente no. Ecco cosa ci sta dicendo.

La giustizia

Siamo infine giunti all’ultimo punto, forse il più ovvio. “La giustizia non risolve i miei problemi”: più chiaro di così si muore. Massimo Pericolo dopo il periodo in galera ha dichiarato che “quello che c’ha in più è solo un paio d’anni”. In un video brucia addirittura la scheda elettorale. Ecco tutti i moralisti che insorgono: “tuo nonno ha fatto la guerra per farti votare! Milioni di italiani lavorano per pagare il carcere ai delinquenti come te!”

E invece io lo difendo nuovamente. Il fatto che dia fuoco alla scheda può voler dire tante cose, ma io, come fanno sempre tutti, vi riporterò solo l’interpretazione più utile alla mia causa. Massimo Pericolo non sta dicendo che non si debba votare, come non sta dicendo neppure che la giustizia non serva, ci sta più che altro avvertendo di quanto facciano schifo in questo momento. Potrebbe anche volerci dire che votare non serve a niente, tanto fanno tutti le stesse, inutili ed egoiste cose. Adesso però temo di esagerare. Da saggio lo sto facendo diventare quasi filosofo, e non credo proprio che possa ambire a questo titolo.

Fai le foto, ma sei parte del paesaggio”, ecco come Massimo Pericolo descrive tristemente il suo lavoro di saggio: sullo stesso piano di quello di un fotografo. Ed è proprio per questo motivo che il cantante di Brebbia non può meritarsi il nome di filosofo. Descrive abilmente la realtà, ma si limita a fare quello; non va oltre, non dice come dovrebbe essere.

Ma potrebbe davvero farlo? Lui fa parte della società che fotografa e lei fa parte di lui: è troppo legato ed influenzato dalla nostra realtà per proporne una versione alternativa. A chi spetta dunque farlo? Ovvio, all’ascoltatore: lui ci spiega solo com’è, noi dobbiamo pensare a come dovrebbe essere. “Così stanno le cose amico, io ti avverto, stai attento e, se riesci, prova a trovare soluzioni”, questo è il messaggio che mi arriva ascoltando le canzoni di Massimo Pericolo.

Ho diciassette anni, quindi vi consiglio di non fidarvi troppo delle mie parole; inoltre ovviamente anche io, come il rapper, sono influenzato da mille cose. Mi piacerebbe però comunque dire cosa penso riguardo ai tre temi appena analizzati. Innanzitutto devo dire che solo uno dei tre secondo me centra davvero il punto, gli altri due sono conseguenze. L’individualismo è ciò che sta condannando l’uomo. Siamo su un mondo completamente a nostra disposizione, potremmo metterci d’accordo e vivere tutti in pace, ovviamente con limiti dati dalle leggi. Invece sono duecentomila anni che ci scanniamo tra di noi.

Perché lo facciamo?

Ognuno vuole essere il più ricco. Ci siamo divisi in stati che si combattono, giusto perché ci piace stare in un ristretto gruppo di simili e odiare tutti gli altri. Ognuno pensa prima a se stesso, poi alla sua famiglia, poi al suo gruppo, poi alla sua nazione. Se pensassimo prima al bene dell’umanità in generale, non saremmo in questa situazione. Non so neanche quante persone muoiano senza motivo, uccise o morte di fame, e il pianeta è più inquinato che mai. Ma ognuno continua a farsi i fatti suoi, a combattersi. Poi ci sorprendiamo quando Massimo Pericolo canta che non ha fiducia nelle istituzioni o che la società non lascia scampo a nessuno.

Credo comunque di essermi fatto un po’ prendere la mano: questo pensiero va un po’ oltre quello che dice il rapper, ma forse è proprio questo il bello. Da una denuncia ne nasce un’altra. Purtroppo anche io non ho dato molte soluzioni, ma avrei dovuto scrivere troppo. Sono però abbastanza convinto che esistano e il primo passo è proprio pensare all’umanità come una cosa sola. Serviranno poi leggi giuste e precise, ma su questo ci sto ancora lavorando.

[1] Secondo Diogene Laerzio, questo buffo uomo scrisse sul tempio di Delfi “La maggioranza degli uomini è cattiva”.