Mentre in Occidente spopolano i meme per una (improbabile) terza guerra mondiale, l’Australia brucia.

La polizia del Nuovo Galles del Sud ha annunciato 24 arresti e 183 persone accusate di aver appiccato incendi boschivi dolosi negli ultimi mesi. Il 70% di loro è minorenne. C’è chi rischia fino a 21 anni di carcere.

Da dove è cominciato tutto?

La primavera 2019 è stata la più secca nella storia dell’Australia. Le piogge scarsissime e la siccità hanno danneggiato gran parte dei terreni agricoli, andando a colpire inoltre la produttività del settore.

Con la nuova stagione non è andata certo meglio. Le estati australiane sono sempre molto secche, ma a dicembre 2019 si sono registrate le temperature più alte arrivando al record assoluto di 41.9°C. Nell’emisfero australe, lo ricordiamo, l’estate è compresa tra il 21 dicembre e il 21 marzo.

Un’ondata di calore si è poi riversata sul Paese, aiutata da forti venti che hanno contribuito a espandere le fiamme e cambiare il cielo fino alla Nuova Zelanda, situata a più di 2000 km di distanza.

 

 

I cieli sono rossi. Sugli alberi spiccano chiome rosse e sfavillanti. A quale costo?

  • Quasi mezzo miliardo di animali morti
  • 8000 koala dispersi
  • 4 regioni su 6 colpite dall’incendio
  • 6 milioni di ettari di terra bruciati
  • 25 morti
  • 1000+ case distrutte

Una situazione di allerta in cui scuole, università, uffici, servizi postali e aeroporti hanno interrotto il loro servizio. Le evacuazioni di emergenza coinvolgono migliaia di persone, in particolare il Nuovo Galles del Sud e il Queensland dove gli incendi hanno infierito più di altre zone. Sono stati superati i 45°C in alcune zone di Sidney. Le autorità australiane vietano ai cittadini di uscire a causa dell’irrespirabilità dell’aria.

(c) Michaela Skovranova

 

Il dramma degli animali

Altissimo il prezzo da pagare per la flora e la fauna del Paese. Quando le fiamme lasciano il posto al fumo, restituiscono carcasse carbonizzate di tutte le specie che popolano i boschi. Intere specie di animali e piante potrebbero estinguersi. È una strage. Volontari e pompieri recuperano le creature ancora vive. Sul web spopolano foto di animali avvolti in coperte, bendati, ricoperti di creme contro le ustioni. Ogni creatura, umana o meno, è in stato di shock.

Tra tutti, mancano 8000 koala all’appello. Questo animale vive perlopiù nel “Triangolo dei Koala”, in Australia orientale. Era già a rischio di estinzione prima del disastro e si contavano circa 28.000 esemplari in tutto.

(c) Dean Sewell, The Sydney Morning Herald, Getty Images

Non solo cambiamenti climatici

Per gli esperti, lo sconvolgimento climatico della Terra ha portato con sé l’aumento del rischio incendi in boschi dove fenomeni del genere sono sempre stati rari. D’ora in poi, se la situazione non cambia, la possibilità di incendi rimarrà e si intensificherà. Ma le contromisure sono in preda a un rimpallo politico in cui non affiorano consensi per stabilire delle policy efficaci.

Ciò è dovuto in primis alla coalizione di conservatori a capo del Paese, che ha difficoltà a raggiungere un consenso netto sulle strategie di cambiamento sostenibile e riduzioni di anidride carbonica. E, in secundis, alle forti lobby del carbone e delle miniere.

Questa situazione impedisce progressi strategici. Aggiungiamoci un certo comportamento del primo ministro Scott Morrison, che ha fatto infuriare l’Australia con controverse affermazioni su “ciò che il governo ha fatto di buono” e video propagandistici sugli incendi.

Alcuni pompieri, sdegnati, si sono rifiutati di stringergli la mano.