Il fascino di chi sa a memoria le citazioni delle poesie è innegabile. Quando, a metà di un discorso, tira fuori due versi perfettamente calzati nel contesto. Magari in una situazione romantica, magari nel mezzo di una lite. O, ancora, durante un discorso mezzo filosofico, con due birre davanti e un sacco di bottiglie vuote nella cassa infilata sotto il tavolo. D’estate, quando si può stare in terrazza, a mezzanotte, in maniche corte. Sapete di cosa sto parlando, no?

Quindi, da persona che ama citare e sfoggiare la propria conoscenza – sconfinata -, vi suggerisco qualche poesia che potrebbe aiutarvi. A patto, però, che troviate anche le vostre: non mi copiate, o la mia genialità si perde.

Il sonetto di Romeo e Giuletta – la regina delle citazioni delle poesie

Atto I, scena V. Shakespeare, nella scena in cui Romeo e Giulietta si incontrano, decide di scrivere i versi d’amore più belli mai visti.

Romeo:
If I profane with my unworthiest hand
This holy shrine, the gentle fine is this:
My lips, two blushing pilgrims, ready stand
To smooth that rough touch with a tender kiss.

Juliet:
Good pilgrim, you do wrong your hand too much,
Which mannerly devotion shows in this;
For saints have hands that pilgrims’ hands do touch,
And palm to palm is holy palmers’ kiss.

Romeo:
Have not saints lips, and holy palmers too?

Juliet:
Ay, pilgrim, lips that they must use in prayer.

Romeo:
O, then, dear saint, let lips do what hands do;
They pray, grant thou, lest faith turn to despair.

Juliet:
Saints do not move, though grant for prayers’ sake.

Romeo:
Then move not, while my prayer’s effect I take.
Thus from my lips, by yours, my sin is purged.

Juliet:
Then have my lips the sin that they have took.

Romeo:
Sin from thy lips? O trespass sweetly urged!
Give me my sin again.

Juliet:
You kiss by the book.”

A vederla così, non si coglie la struttura del sonetto. Ma se componete lo schema delle rime, riconoscerete un sonetto.

In traduzione

Per chi fosse in difficoltà con l’inglese, riportiamo la traduzione di Goffredo Raponi:

Romeo:
Se con indegna mano profano questa tua santa reliquia (è il peccato di tutti i cuori pii),
queste mie labbra, piene di rossore, al pari di contriti pellegrini, son pronte a render morbido quel tocco con un tenero bacio.

Giulietta:
Pellegrino, alla tua mano tu fai troppo torto, ché nel gesto gentile essa ha mostrato la buona devozione che si deve. Anche i santi hanno mani, e i pellegrini le possono toccare, e palma a palma è il modo di baciar dei pii palmieri.

Romeo:
Santi e palmieri non han dunque labbra?

Giulietta:
Sì, pellegrino, ma quelle son labbra ch’essi debbono usar per la preghiera.

Romeo:
E allora, cara santa, che le labbra facciano anch’esse quel che fan le mani: esse sono in preghiera innanzi a te, ascoltale, se non vuoi che la fede volga in disperazione.

Giulietta:
I santi, pur se accolgono i voti di chi prega, non si muovono.

Romeo:
E allora non ti muovere fin ch’io raccolga dalle labbra tue l’accoglimento della mia preghiera. (La bacia) Ecco, dalle tue labbra ora le mie purgate son così del lor peccato.

Giulietta:
Ma allora sulle mie resta il peccato di cui si son purgate quelle tue!

Romeo:
O colpa dolcemente rinfacciata! Il mio peccato succhiato da te! E rendimelo, allora, il mio peccato. (La bacia ancora)

Giulietta:
Sai baciare nel più perfetto stile. »

Pensate a una dedica del genere: chiunque morirebbe fra le vostre braccia. Mi raccomando, imparate la versione originale. Non è così difficile, e le citazioni delle poesie in lingua originale sono tutt’altra cosa. Un piccolo sforzo, vero, ma che soddisfazione.

Il giovane scultore – Rilke

Purtroppo la versione originale di questa poesia, contenuta fra gli scritti giovanili di Rilke, è introvabile. E, per me, non sapendo il tedesco, è impossibile ricostruirla. Mi perdonerete quindi se riporto solo la traduzione.

Devo andare a Roma; nella nostra cittadina
tornerò tra un anno con la fama;
non piangere; vedi, mia amata,
farò a Roma il mio capolavoro.

Egli lo disse; se ne andò nell’ebbrezza
attraverso quel mondo in cui sperava;
tuttavia a lui sembrava che la sua anima
sentisse spesso un rimprovero interiore.

La forte irrequietezza lo portò a casa,
egli formò con gli occhi umidi
la sua povera e pallida amata nella bara,
e questo – questo fu il suo capolavoro.

Il tono è completamente diverso. Dall’amore alla morte, dalla dolcezza alla ricerca della grandezza. L’uomo che vuole essere grande, che vuole restare nella storia, deve rinunciare a tutto? Deve per forza rinunciare alle persone amate? Un’ottima occasione di dibattito, quindi, sempre nelle situazione birre-terrazza-estate.

Les enfants qui s’aiment

Les enfants qui s’aiment, o, tradotto, I ragazzi che si amano. Uno dei più grandi capolavori di Jacques Prévert. Prévert, va detto, è un must da citare. Sprigiona sentimento da ogni verso, esprime ogni emozione con la magia delle parole. Il mio consiglio è dunque di leggere ogni suo singolo componimento, non solo le citazioni delle poesie. Però, nel caso non possiate o non vogliate, vi lascio qualche dritta qua sotto.

Les enfants qui s’aiment s’embrassent debout
Contre les portes de la nuit
Et les passants qui passent les désignent du doigt
Mais les enfants qui s’aiment
Ne sont là pour personne
Et c’est seulement leur ombre
Qui tremble dans la nuit
Excitant la rage des passants

Leur rage leur mépris leurs rires et leur envie
Les enfants qui s’aiment ne sont là pour personne
Ils sont ailleurs bien plus loin que la nuit
Bien plus haut que le jour
Dans l’éblouissante clarté de leur premier amou.

In traduzione:

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è soltanto la loro ombra
Che trema nel buio
Suscitando la rabbia dei passanti

La loro rabbia il loro disprezzo i loro risolini
la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Loro sono altrove ben più lontano della notte
Ben più in alto del sole
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

In breve: leggete, e leggete poesie. Sono più rapide dei romanzi, ed è più facile che non vi stanchiate. Consiglio finale: L’antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Leggetelo tutto, è una scuola di vita.