Da qualche giorno il Coronavirus è stato dichiarato pandemia, ma quali sono state le più grandi della storia fino ad oggi?

Influenza Spagnola

Fonte: Camera Nation

Nota anche come “Spagnola”, questa influenza ha causato 500.000.000 contagi e 50.000.000 morti. Si presenta nel 1918 in tutta la sua aggressività, colpendo soprattutto i giovani. Perché? I giovani adulti hanno un sistema immunitario più forte di quello degli anziani, ed è lì che l’influenza spagnola colpisce: si verifica nel contagiato un attacco così forte da parte del sistema immunitario (tramite citochine) da risultare poi letale in concomitanza con l’insufficienza respiratoria.

La Spagnola è nata tra le trincee della Grande Guerra, dove le condizioni igieniche e sanitarie erano, per forza di cose, pessime. Ciò, unitamente agli ospedali saturi per il conflitto, la malnutrizione, i viaggi, il ritardo in alcune contromisure, diagnosi errate (fu più volte scambiata per colera, ad esempio), ha fatto sì che l’influenza dilagasse in maniera impressionante.

Si chiama così perché è nata in Spagna? Assolutamente no, anzi. Il governo spagnolo, infischiandosene delle censure (al contrario di alcuni governi che al giorno d’oggi possiedono ancora il vizio, senza comprendere che siamo in una società globalizzata e interconnessa, dove gli accadimenti di uno Stato possono provocare un effetto farfalla sugli altri), annunciò per primo l’emergenza e il numero di vittime. La Spagna, infatti, non partecipava alla guerra e non aveva, quindi, motivo di nascondere i dati sull’influenza a fini propagandistici. Gli altri Stati, coinvolti nel conflitto, tentarono di screditare la Spagna per tutta risposta.

Come è terminata l’influenza spagnola?  In generale, i ceppi più letali dei virus sono i primi ad estinguersi. Essi portano a un’estinzione dei contagiati così rapida da non riuscire poi a moltiplicarsi colpendo altre “vittime”. Il virus muta, quindi, in forme miti per “durare” di più. Tra mutazioni e prevenzione, l’influenza Spagnola finì per essere contenuta.

Peste

Il medico ai tempi della peste. Autore: Paul Fürst.

Nella storia dell’umanità la peste è forse la malattia infettiva che ha portato più morti. Il termine “peste” è però stato abusato per indicare in generale un flagello esteso in più Paesi. Ad esempio, pare che la cosiddetta “peste antonina” del 165 d.C., che decimò la popolazione romana, fosse in realtà vaiolo. Ma la peste vera e propria ha assunto vari nomi, raffigurazioni in tante opere d’arte, temuta da secoli dall’uomo.

Perché abbiamo una paura istintiva dei topi? La peste potrebbe essere il motivo. Infatti, questa malattia si è sviluppata nei roditori e le pulci infette fungevano da veicolo che la trasmetteva. Quando i topi morivano per la malattia, le pulci si spostavano verso altre “vittime”, ovvero gli uomini. Il virus non fece fatica a diffondersi in un’epoca di scarse condizioni igienico-sanitarie, con navi e luoghi spesso infestati dai topi.

Quel che è certo è che la peste ha colpito più volte e in larga scala. La prima volta, nel 541 d.C., sotto il nome di “Morbo di Giustiniano”, ridusse di un quarto le civiltà ad est del Mar Mediterraneo partendo dall’Egitto.

Nel Medioevo, rinominata “Peste Nera” per gli effetti che provocava al corpo, tornò dall’Asia e portò con sé 20-25 milioni di persone. Che, per l’epoca, equivaleva a un terzo dell’Europa. L’Italia ne uscì male a differenza di altre zone quasi immuni (come la Polonia). Interi conventi e famiglie vennero sterminati, con migliaia di morti ogni giorno nonostante l’isolamento, la quarantena e le contromisure.

Colera

Vibrio cholerae. Fonte: Microbioma

Per quanto il colera abbia causato milioni di morti, si tratta di un’endemia scatenata da cause poco chiare. Consiste tipicamente in una diarrea che fa perdere fino al 10% del peso corporeo del contagiato. In alcune parti del mondo si presenta in modo regolare. Ad esempio, in Bangladesh ricorre due volte ogni anno. Fu un italiano, nel 1854, a scoprire il batterio responsabile di questa infezione, legata alle scarse condizioni igieniche e ad acqua contaminata. Alcuni ceppi possono uccidere nell’arco di un paio d’ore. In generale, però, se trattato in modo tempestivo, il tasso di mortalità si riduce di molto. Le cifre parlano di circa 5 milioni di persone al mondo. Bisogna però considerare che il colera colpisce ancora oggi.

Influenza H2N2 (Asiatica)

Virus H2N2. Fonte: Wikipedia

Diffusa a partire dal 1957 in Asia, si stima che questa malattia aviaria abbia causato circa due milioni di vittime. Consisteva in una polmonite virale che colpiva uomini più anziani, scomparve grazie al vaccino.

Influenza H3N2 (Hong Kong)

Risale al 1968, anno in cui prese il posto dell’influenza asiatica mietendo vittime soprattutto negli Stati Uniti e di nuovo collegabile a una polmonite. Si stimano fino a due milioni di morti complessivi a livello globale, facendo così di questa pandemia una delle meno gravi del Novecento.

HIV/AIDS

Tom Hanks in “Philadelphia”. Fonte: Cinematographe

Con circa 3 milioni di vittime, l’HIV/AIDS ha visto la sua maggiore diffusione negli anni Ottanta. Prima di allora, la malattia non era stata individuata con precisione e un nome specifico. Con un tasso di mortalità in quegli anni altissimo (quasi il 100%), ma ora ridimensionato, l’HIV/AIDS è un’endemia occidentale. I contagi continuano a circolare. Questa malattia è stata vista come l’espressione di un disagio sociale che dilagava in quegli anni, tra rapporti sessuali non protetti e utilizzo di sostanze stupefacenti, principali veicoli del contagio, che diedero anche luogo a discriminazioni e psicosi. Questa patologia è ricordata anche per aver infettato diverse celebrità del mondo dello spettacolo e della musica.