Pare che le sardine non abbocchino. Sinceramente non lo sapevo, e, scoprendolo, trovo piuttosto riuscita la scelta del simbolo. I simboli sono senza dubbio importanti. Ci danno un ideale, un futuro verso cui andare, un esempio – vedi Greta, Martin Luther King, Steve Jobs, per citarne di vari in campi diversi. Il simbolo è buona parte del risultato.

Le sardine stanno diventando quindi un simbolo. Il simbolo dell’Italia che si oppone a Salvini e al “ritorno al Medioevo a cui ci sta conducendo la Lega”. I quattro, giovani, organizzatori sono stati capaci di mobilitare Bologna, e sono stati prontamente seguiti da Modena, Torino, Bari, e tante altre città. Si sta mettendo in atto una corsa alla ricerca di nuove sardine.

C’è chi chiede alle sardine di diventare il simbolo della nuova sinistra. Le sardine però non vogliono, perché si professano apartitiche, al punto che sono stati respinti dalla piazza i centri sociali. Sono l’espressione di un movimento sociale popolare, non mosso da leader – sfido chiunque a dirmi il nome di uno degli organizzatori – ma solo da ideali.

Movimenti di questo tipo non sono nuovi nella storia politica italiana. Ricordiamo il popolo viola anti berlusconiano, o le più recenti madamine. O, di orientamento politico diverso, i forconi.

Questi ultimi sono la manifestazione più evidente del perché io diffidi di chi si professa apartitico. O meglio, apolitico. Perché si è sempre politici, in ogni piccolo gesto della vita. Chi non dichiara la sua posizione è pericoloso, ha qualcosa da nascondere.

Le sardine si dichiarano semplicemete difensori dei diritti che a parer loro Salvini sta violando. Quindi una posizione l’hanno assunta, per quanto ampia. E pare la posizione di chi non si sente rappresentato. Di chi scende in piazza per gli ideali ma alle urne non trova chi lo rappresenta.

Per questo, in fondo, le sardine non sono la vittoria della sinistra, ma la sua sconfitta.