Nel corso di tutto il mese di gennaio 2020, gli sbarchi in Italia da parte di profughi libici sono notevolmente incrementati. Si registra una somma complessiva di 1273 persone. Questo anche a causa dell’alto grado di instabilità politica del Paese e dalla guerra che imperversa ormai da anni a lasciare la propria terra.

E’ in questo contesto che si è sviluppato l’orrore dei centri di detenzione libici. Oltre 40000 persone vivono in condizioni di vita disumane che violano la Convenzione di Ginevra. Sono tenute in vita solo dalla speranza di avere il permesso di emigrare altrove e ricevere l’aiuto internazionale.

Ma qual è realmente la situazione in Libia e che forze vede coinvolte?

Gli inizi

Innanzitutto occorre ricordare che la Libia si trova in una condizione di guerra civile dal 2011, anno di morte del colonnello Gheddafi che con il colpo di stato del 1969 aveva rovesciato la monarchia corrotta del Re Idris.

La guerra vede scontrarsi forze armate fedeli all’ex rais e forze rivoluzionarie divise in una serie di milizie, anche se la situazione è in realtà molto più complessa. E’ ormai accertata infatti l’infiltrazione dell’organizzazione terroristica dell’ISIS in alcune città tra cui Sirte e Derna, dove questa ha preso i controllo.

Gli anni recenti

A seguito dell’intervento dell’ONU che nel 2015 portò agli accordi di Skhirat, venne costituito un provvisorio Government of National Accord (GNA), guidato da Fayez al-Sarraj che non ha però contribuito alla stabilizzazione della situazione.

Al momento la Libia risulta infatti divisa in due Parlamenti. Il primo è riconosciuto dalla comunità internazionale con sede a Tripoli ed il secondo con sede a Tobruk appoggiato dal Lybian National Army del generale Haftar . Ad incrementare l’instabilità vi sono poi interessi regionali e internazionali, oltre che l’opposizione da parte degli Stati arabi conservatori alla strategia del Consiglio di Sicurezza ONU.

L’appoggio che di fatto la Francia offre ad Haftar rappresenta un altro ostacolo fondamentale al consolidamento e all’affermazione del Governo di Accordo Nazionale.

E l’Italia?

L’Italia è uno dei Paesi che più ha interessi nella regione libica per gli approvvigionamenti di petrolio e gas naturale. Si vede quindi direttamente coinvolta nel clima di instabilità.

Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno recentemente denunciato le ambiguità della politica estera francese, rendendo quindi esplicita la tensione nelle relazioni tra i due Paesi. Sono infatti entrambi interessati ad affermare la propria posizione in Libia.

E’ quindi particolarmente critica la situazione, poiché sempre più emerge la difficoltà di elaborare una linea comune di intervento europea; se non verranno messi da parte i diversi interessi nazionali, la risoluzione del conflitto sembra una possibilità estremamente remota.