Da SpaceX a Starlink: molte startup costruiscono satelliti minuscoli. L’obiettivo? Rendere lo Spazio sempre più vicino

 

Che cos’è l’orbita terrestre bassa?

L’orbita terrestre bassa è la prima che incontriamo una volta usciti dall’atmosfera. È lì che si sono svolti i viaggi spaziali con gli esseri umani a bordo e molti strumenti, come il telescopio Hubble e la Stazione Spaziale, si trovano lì. A questi strumenti si sono aggiunti i nano-satelliti, satelliti di 30×30×30 cm, equipaggiati con antenne, sensori e ricevitori, grazie ai quali riusciamo a portare Internet in ogni punto del pianeta.

 

11.000 satelliti piccolissimi, un’enorme vantaggio

Dal 2018, SpaceX, l’azienda di Elon Musk, ha lasciato oltre 11.000 satelliti. Nel progetto Starlink è presente una fitta rete di nano-satelliti, autonomi fra loro, ma grazie ai quali si riesce a portare il segnale Internet agli Stati Uniti e al Canada. Per l’anno prossimo verranno effettuati altri 9 lanci di nano-satelliti.

CubeSat: Lo Spazio a portata di mano

I nano-satelliti sono la più promettente tecnologia spaziale, essendo ricchi di sensori e a basso costo. Oggi, il lancio di un nano-satellite può costare “solo” 20.000 dollari. Le potenzialità dei nano-satelliti sono infinite. L’azienda CubeSat ne è una dimostrazione: produce satelliti veramente minuscoli, anche di poche centinaia di grammi e uno dei CubeSat è addirittura andato in orbita intorno a Marte.

Cosa succederà se rendiamo questa tecnologia alla portata di tutti? E se tutti sapessimo come costruire un satellite? Riusciremo a conquistare lo Spazio? 

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Fonti:
NASA Space.com DigitalTrends