Spero che il signor Massimo Pericolo non si offenda se ho cercato di vestire i suoi panni e ho preso in prestito le sue parole per scrivere questo piccolo racconto. Quella che state per leggere è infatti la mia versione, un po’ strana e sicuramente meno efficace, di Sabbie d’oro.

Prima di aggiungere altro credo però di dover spender due parole su chi sia io e su cosa state per leggere. Sono uno studente del liceo classico Cavour, il mio cantante preferito è Guccini e fino a qualche settimana fa non sapevo neanche chi diavolo fosse Massimo Pericolo. Sono incappato nel cantante di Brebbia solo grazie ad un progetto di scuola lavoro del quale fa parte proprio questo articolo.

Devo ammettere che a primo impatto Sabbie d’oro, proprio come tutte le altre canzoni, non mi era piaciuta molto e sarei bugiardo se dicessi che adesso mi fa impazzire. La musica è lontana dai miei gusti e trovo il testo un po’ confuso. Il contenuto però è molto interessante e onestamente l’ho trovato notevole fin dal primo ascolto.

Ecco perché ho scelto, seguendo una dritta di un ragazzo di WeStudents, di riscrivere questa canzone, provando a preservare e rendere anche più esplicito il suo messaggio, ma cambiando completamente forma e stile. Ho cercato dunque di far diventare Sabbie d’oro un po’ più ordinata, carina e vicina a me ed ai miei gusti.

 La mia versione del testo

Salve lettore, benvenuto. Permettimi di presentarmi: mi chiamo Massimo. Purtroppo sono costretto ad avvertirti che ciò che ti sto per raccontare potrebbe non piacerti, soprattutto se stai leggendo queste righe sul tuo iPhone, comodamente seduto su un divano d’epoca, nella tua villetta del cazzo. Perdonami, mi sono fatto prendere la mano. Forse dovrei cancellare quelle cinque o sei parole, ma non sono un tipo che torna indietro, quindi ti sarei molto grato se non mi giudicassi da questo piccolo sfogo.

Se sei invece un poveraccio qualsiasi, amico mio, questa storia non ti sarà nuova. Quelle che ti voglio raccontare sono le vicende di un disgraziato come tanti altri. Il suo nome è, o forse era, Alessandro. Alessandro viveva in una cittadina sfigata, i suoi genitori erano due falliti e a lui sembrava di non avere un futuro. Aveva lasciato la scuola molto presto e con gli amici si vantava addirittura di non aver mai usato un libro.

Alessandro non era però un povero scemo destinato ad una vita di merda, anzi, aveva grandi progetti e credeva che la forza di volontà avesse un enorme potere. Era solito dire che fosse meglio crederci di più che credere a Gesù. Nonostante la sua situazione, grazie a questo spirito combattivo, aveva guadagnato un po’ di soldi combinandone un paio e lavorando in fabbrica. Non fidandosi di nessuno, aveva nascosto quei pochi spiccioli in una vecchia cassetta d’alluminio in solaio. Non ti starò a raccontare che cosa combinò, ti basti sapere che in una realtà come quella i soldi si possono fare in pochi modi: il più semplice è sicuramente la droga.

Alessandro era pronto a tutto pur di salvarsi dalla sfiga di esser nato in quel posto. Voleva i soldi per dimostrare ai ricconi sulla Ferrari che non era inferiore a loro. Era anche convinto che potesse capitarti qualsiasi cosa, ma, se morivi in un pollaio, allora eri un pollo; e lui non voleva per nessun motivo morire in quel pollaio in cui era nato.

La droga però è un gioco ingannevole, prima ti dà tutto e poi ti toglie ancora di più. Alessandro si prese due anni. Lui che prima non era mai stato più di un mese nello stesso posto, che triste ironia. I poliziotti non avevano compreso, nessuno comprende. Che scelta c’è se i bisogni te li impongono? Se ti comporti bene, resti in quella situazione di merda in cui chissà quale Dio ti ha ficcato. Se ti comporti male, riesci ad uscirne per poi però finire nuovamente rinchiuso, questa volta al gabbio. E questa la chiamano anche giustizia? È un mondo che non ha pietà per nessuno. O se ricco o sei stronzo o sei fottuto. E Alessandro era troppo povero e ancora troppo buono.

Due anni di prigione sono tanti, ma cosa volevano insegnargli? Tempo rubato, come se il destino non fosse stato già abbastanza severo con lui. Da quella prigione è uscito un ragazzo ancora più incazzato con questa realtà ingiusta e orribile. E questo ragazzo, che oggi è diventato Massimo, canta, grida e denuncia queste cose che i bravi padri di famiglia nascondono ai figli. Ma sai cosa ti voglio dire, caro amico lettore? È davvero meglio crederci di più che credere a Gesù, ed è anche meglio avere la mia vita che la loro TV. Io le cose me le sono guadagnate. Io, volgare come la gramigna e figlio di due falliti, guarda dove sono, come scrivo, come suono.

Analisi

Alla luce di queste righe, tralasciando una noiosa analisi frase per frase, vi vorrei semplicemente parlare di questa mia interpretazione e di ciò che Sabbie d’oro ha detto a me, ragazzo sicuramente molto diverso dall’autore. Come vi sarete accorti, la vera riscrittura della canzone inizia dopo sei o sette righe d’introduzione. La prima parte mi è servita anche per far emergere due o tre caratteristiche del rapper.

Lo scrittore del testo appare infatti come una persona molto schietta, che parla direttamente con il proprio lettore e non ha paura di dire cose scomode; il fatto che lui si limiti e a volte chieda scusa è quasi un emergere del mio carattere, che è più pacato del suo. Ciò che avete appena letto non è dunque solo una pura parafrasi, ma più che altro un incontro, forse una fusione, tra me e Massimo Pericolo. Dopo questa breve parte inizia la vera storia. Le vicende di Alessandro, proprio come nella canzone, sono solo di esempio e contorno.

A mio avviso, il tema centrale è racchiuso nella frase “che scelta c’è se i bisogni te li impongono?”: Massimo Pericolo mostra infatti una realtà ingiusta, dove per farcela bisogna essere o ricchi o spietati, dove non sempre si ha scelta. Ma lui alla fine ha raggiunto il successo e si dichiara fiero di ciò che ha fatto, perché si è meritato davvero tutto quello che ha. Ho quindi ritenuto lecito affidare alle mie Sabbie d’oro quasi un messaggio di speranza che io, magari ingenuamente, ho sentito anche nell’originale. Massimo Pericolo d’altronde mostra sempre ogni sfaccettatura della realtà e questo permette ad ognuno di vederci un po’ cosa vuole.

Spero vivamente di non avervi annoiato; avrei potuto anche non scrivere queste righe e lasciarvi da soli davanti al testo, ma ho preferito darvi due spunti per comprendere la mia chiave di lettura. Sicuramente però la mia interpretazione non è l’unica e neanche la più corretta. Sarebbe davvero bello se tutti voi lettori, una volta finito di leggere, andaste ad ascoltare la canzone e a paragonaste le vostre idee alla mia piccola interpretazione. Chissà quante versioni di Sabbie d’oro uscirebbero fuori…