Banksy, Banksy, Banksy! Questo nome è sulla bocca di tutti, chiunque saprebbe dirti chi è. Ma quanti sanno cosa la sua arte ha davvero prodotto? E sanno che messaggio voleva mandare? Queste non sono domande scontate, perché capita spessissimo che la sua opera venga fraintesa, sfruttata o venduta. Di Banksy si conosce per certo soltanto la nazionalità inglese, anche se diversi studi lʼhanno ricondotto a varie identità (per esempio, secondo qualcuno è un membro dei Massive Attack). Ma a che scopo cercare di sventare il suo anonimato, se in un mondo in cui tutti vogliono essere famosi, lui è riuscito a non cadere nella trappola del successo?

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è 5cc2031c2300003200944d61.jpeg

Qual è il suo intento?

Il guerrilla graffiti artist più famoso del mondo non cerca attenzione, ma con delle idee molto precise cerca a modo suo di cambiare il mondo. Possiamo vederne un chiaro esempio nei suoi (ben nove!) interventi sul Muro della Vergogna in Cisgiordania. Una barriera di cemento alta sino a otto metri separa la Palestina dai suoi territori occupati dallʼIsraele, causando innumerevoli danni e (per dirla con le parole di Banksy) rinchiudendo il popolo palestinese nella prigione più grande del mondo.

L’attività e la tecnica

Dal 2005 lʼartista dipinge illegalmente il muro (dichiarato fuori legge dallʼONU). I soggetti sono principalmente bambini, intenti a scavare un tunnel per uscire o che perquisiscono i militari Israeliani. Con la tecnica del Trompe LʼOeil riproduce i paesaggi paradisiaci che per i bambini si celano dallʼaltro lato del muro e con gli stencil trasforma le torri di controllo in giostre. Il culmine della sua opera di protesta è il Walled Off Hotel, che offre “la vista peggiore del mondo”: nel 2017, in Palestina, apre lʼ albergo a vista muro, corredato di opere originali in tutte le stanze.

Purtroppo però, la cosa non è vista di buon occhio dagli stessi palestinesi, che lo accusano di normalizzare il muro e di attirare turisti con il suo nome invece che muoverli per lʼindignazione.In un dialogo riportato dallʼartista stesso, un vecchio locale lo vede dipingere e gli dice: “Stai dipingendo il muro, lo fai sembrare bello.” “Grazie”, risponde Banksy. “ Noi odiamo questo muro, non vogliamo che sia bello. Vattene a casa.” Allora, se la sua arte sta nuocendo ai palestinesi, che senso ha la sua opera?

La verità è che non esiste il modo giusto di protestare, possiamo solo essere grati che qualcuno ci stia provando e stare attenti a capire il messaggio che vuole mandare.

Anita Cisi