“Signor Mucha, lei mi ha resa immortale!”

Disse così Sarah Bernhardt, un’attrice nata nella seconda metà dell’Ottocento, e che a circa cinquant’anni, si pensava avesse ormai dato il meglio di se. Fu l’incontro con Alfons Mucha, un artista nato in Moravia nel 1860, e il loro sei anni di collaborazione, a renderla una dea.

Mucha, l’astro più luminoso della Belle Epoque, ma il cui nome viene spesso oscurato da quello di Klimt, fu uno dei geni più rivoluzionari del primo novecento: artista poliedrico e sfaccettato, si inventò un nuovo linguaggio comunicativo.

Lo stile

Egli non era uno sprovveduto, e capì subito che per campare di arte avrebbe dovuto stare al passo coi tempi. Fu infatti il primo artista a cavalcare l’onda del capitalismo, diventando niente meno che un grafico pubblicitario. Mucha aveva capito tre cose importanti. La prima era la consapevolezza che disegnando un manifesto pubblicitario, la sua arte sarebbe letteralmente scesa in strada, per farsi guardare dagli occhi di tutti. La seconda, che niente attira lo sguardo del pubblico come il corpo di una donna. La terza, quanto fosse importante l’eleganza del segno.

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La Primula e la Piuma - 1899

Il manifesto per le Sigarette

Prendiamo per esempio il manifesto che produsse per le Sigarette Job. Una donna, meravigliosa ed elegante, fuma assorta una sigaretta, che quasi nasconde dietro se stessa. Dietro la sua testa, e i suoi sinuosi capelli, campeggia in grassetto la scritta “JOB”. La composizione non è affatto casuale. Infatti, Alfons sapeva bene che la prima cosa da fare era acchiappare l’attenzione del passante con i colori complementari, giallo e viola, e indurlo a fermarsi per guardare l’etereo corpo di ninfa della modella. L’osservatore, esaminando con occhio attento il disegno armonioso e la complicata cornice, avrebbe poi sicuramente notato il nome del prodotto, le uniche tre lettere presenti nel disegno. In questo modo, Mucha si assicurava che il manifesto restasse impresso nella mente del compratore, che ci avrebbe ripensato al momento di procurarsi delle nuove cartine.

Insomma, l’artista ceco ha capito come sfruttare la logica dell’attenzione effimera, lo stesso identico principio che si utilizza ancora oggi negli spot pubblicitari. La combinazione di soggetto, colori, font e composizione, se sfruttata, è lo strumento perfetto per indurre al bisogno di possesso, e quindi all’acquisto.

Può non piacerci il fatto che fosse un promotore del capitalismo, o che vendesse la sua arte alle masse, ma non sessualizzava le donne. Le rendeva muse immortali.

Alfons Mucha era un artista intelligente, che sapeva sfruttare la moda e la comunicazione, ma soprattutto, era un seguace dell’eleganza.

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Le Pietre Preziose (da sinistra, il Rubino, l’Ametista, lo Smeraldo, il Topazio) - 1900