“Quando vado in campagna, e vedo il sole e il verde e tutto è in fiore, mi dico, è proprio vero, tutto questo appartiene a me!”. Il pittore francese Henri Rousseau, nato nel 1844 a Laval, è annoverato tra i più grandi illustratori al mondo: con il suo stile naïf e infantile conquista la fantasia di adulti e bambini. Se si dà uno sguardo più accorto alla sua arte, però, ci si accorge che Rousseau fu uno dei più grandi esempi di anticonformismo e determinazione nella storia dell’arte.

La vita

Il pittore non nasce ricco, e mai lo sarà. La sua infanzia è segnata dalla povertà, tanto che quando, a 19 anni, ottiene un posto da impiegato nello studio di un avvocato, viene coinvolto da due colleghi di lavoro in un furto ai danni del suo datore di lavoro. Subisce un mese di prigione. Poi si arruola nell’esercito, dove servirà per sette anni ed è lì che la sua fantasia comincia a scatenarsi. 

Inizia a dire in giro, una volta tornato, che aveva combattuto in Messico accanto ai brigadieri francesi, e che gli esotici paesaggi avevano stimolato in lui il desiderio di riprodurli. Non c’è alcuna testimonianza, però, che questo sia accaduto davvero. Come un Salgari della pittura, Rousseau è famoso per i suoi dipinti di giungle oscure e lontane, piene di animali feroci e piante fantastiche, che sono talvolta così fantasiosi da rendere evidente la loro natura immaginaria.

La formazione

Egli infatti era un esageratore. Non teneva conto né delle proporzioni né della prospettiva. Componeva le sue tele riempiendole di dettagli in modo quasi maniacale, distraendo l’attenzione dagli errori con i colori vivaci e il contrasto delle forme, spesso sproporzionate.

Questo potrebbe anche essere dovuto al fatto che l’illustratore è stato completamente autodidatta, senza mai frequentare accademie o lezioni private. Quando tornò dalla guerra ottenne un lavoro come esattore del dazio della Senna, a Parigi, da cui ricevette anche il suo soprannome Rousseau il Doganiere. Il lunghi tempi morti del lavoro lo portarono a iniziare a scarabocchiare e schizzare, hobby a cui si appassionò al punto da perseguirlo fino alla morte. 

Ricevette qualche consiglio tecnico solo dai suoi due amici Gérôme e Clément. Questi lo aiutarono persino a ottenere un permesso per copiare le opere del Louvre (essendo che a Rousseau piaceva enfatizzare, datò il suo primo dipinto 1877 anche se aveva iniziato a dipingere al Louvre nel 1874).

La carriera

Henri Rousseau esordisce al Salon des Refusés, dove viene notato da Signac, che lo invita al Salon des Indépendants del 1886. Qui espone quattro tele senza trovare la considerazione sperata. Al “Salon des Indèpendants”, fondato da Seurat per dar “voce” a quegli artisti non in linea con i gusti dell’epoca, il pittore partecipa a molte edizioni sempre senza successo.

A quasi cinquant’anni, Rousseau, squattrinato e indebitato,comincia una vita bohèmienne. Inizia a frequentare il circolo interno dei pittori di Parigi, dove incontra Picasso (con cui l’amicizia e la stima saranno reciproche e durature), Matisse, Cézanne e Braque. 

Inizia a ricevere il favore della critica, seppur con il pietismo di chi non capisce ma finge di apprezzare, e non mancano le critiche al suo stile infantile e ingenuo. Nel frattempo, però, egli ha padroneggiato la sua tecnica rendendola unica e inimitabile.

La tecnica

Utilizza una tela su cui lavora per strati, partendo dallo sfondo e disegnando qualche particolare alla volta con i colori che gli servono, invece che utilizzare un’unica tavolozza limitata su cui mischiare i colori. Visto che aspetta che il colore sia asciutto prima di applicare un altro strato, la sovrapposizione dà un aspetto profondo e materico, quasi come se fosse un collage di tessuti. Questo lo aiuta a superare il problema della prospettiva (anche se da alcuni vecchi dipinti di paesaggi possiamo dire con certezza che Rousseau sapeva molto bene come riprodurre il mondo reale, ed era una scelta quella di annullare la profondità spaziale).

Inoltre, Rousseau lavora molto sui suoi personaggi, che copia dapprima da pagine di giornale, libri o riviste e poi applica nello spazio della tela senza modificarli, anche più di una volta in dipinti diversi. Esempi sono la tigre di Sorpresa! e quella di Scout attaccato da una tigre, che è uguale ma speculare. 

Il Novecento

Ormai siamo all’inizio del novecento, e una nuova corrente sia affaccia sul mondo dell’arte: il primitivismo. Questo linguaggio da una nuova luce al lavoro di Rousseau, che in brevissimo tempo cresce in popolarità e comincia a essere riconosciuto come qualcosa di più che un pittore della domenica. Nel 1908, ormai anziano, riesce a tenere la sua prima personale, ovvero una mostra interamente sua. 

Un anno dopo, muore in un letto d’ospedale a Parigi. 

Per tutta la vita, Henri Rousseau ha dipinto quello che amava di più, la natura, arricchendola e colorandola, affinando il suo stile finché non divenne una fonte di cui moltissimi artisti seguenti fecero tesoro, a partire da Gauguin. Mai è cambiato per il pubblico, nemmeno quando era sommerso di debiti, e alla fine, seppur brevemente, è stato riconosciuto per il suo ostinatissimo e meraviglioso lavoro.

Oggi è esposto in gallerie e musei di importanza monumentale, come la Tate gallery di Londra e l’Orangérie di Parigi.