Il 19 settembre 2019 il parlamento svizzero ha presentato una revisione della legge federale “sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici” (LCP) che trasferisce ai singoli Cantoni le competenze per la regolazione delle specie, protette e non. In breve, saranno le autorità locali a gestire l’abbattimento preventivo a propria discrezione. La proposta ha subito suscitato le polemiche e la reazione delle associazioni ambientaliste, che hanno lanciato un referendum per respingere il provvedimento. 

La revisione di legge

Secondo la nuova proposta di legge, l’autorità di regolare le popolazioni di specie protette passerà dalla Confederazione ai singoli cantoni. In altre parole, se oggi le singole unità amministrative possono decidere solo in materia di caccia, grazie alla revisione potranno autorizzare l’abbattimento di intere comunità di esemplari. È prevista inoltre una lista di specie regolabili che il Consiglio federale potrà modificare senza consultare il Parlamento. 

La legge attuale è un buon compromesso, perché consente di controllare e di tutelare in modo omogeneo la distribuzione delle specie grazie al vaglio della Confederazione. In altre parole, garantisce un equilibrio tra caccia, protezione e regolazione. Con la nuova proposta, invece, “a causa delle diverse opinioni sulla protezione delle specie, si rischia che l’applicazione risulti molto diversa tra un cantone e l’altro”, come spiega il presidente di Gruppo Lupo Svizzera David Gerke.

Le conseguenze 

Se la revisione di legge verrà approvata, gli animali potranno essere uccisi senza che abbiano causato danni e anche nei periodi dell’anno non destinati alla caccia con il pretesto dell’abbattimento preventivo. Le conseguenze? Lince, castoro, cigno reale e molte altre specie finora “protette” finiranno nel mirino se infastidiranno contadini e piscicoltori o se si riterrà che possano farlo. La questione risulta ancora più grave se si considera che in Svizzera un terzo delle specie è minacciato: “con queste cifre siamo al primo posto tra i 36 paesi membri OCSE”, afferma Océane Dayer, responsabile politica presso WWF Svizzera. 

Lo stambecco a rischio

Particolarmente importante è il caso dello stambecco, obiettivo prediletto del mirino di molti cacciatori. Al momento sulle Alpi vivono 40mila stambecchi, di cui 16mila solo in Svizzera, che trae dalla caccia di questi esemplari un ricavo non indifferente. Basti pensare che la caccia allo stambecco assicura al cantone del Vallese 650.000 franchi l’anno e a quello dei Grigioni, che ospita il 40% della popolazione, 20.000 franchi per ogni animale abbattuto. Lo stambecco è stato reintrodotto in Svizzera alla fine del ‘900, dopo anni di caccia intensiva che ne avevano portato alla scomparsa definitiva. La conservazione della specie è stata però possibile grazie alle rigide politiche della Francia e dell’Italia. In particolare del Parco Nazionale del Gran Paradiso, dove la caccia a questo esemplare è vietata. La revisione di legge avanzata in Svizzera potrebbe determinare un nuovo calo della popolazione, vanificando gli effetti delle misure adottate da questi due Paesi. 

Il referendum

Le associazioni ambientaliste WWF Svizzera, BirdLife, Pro Natura e il gruppo Pro Wolf Svizzera hanno lanciato un referendum per impedire che la revisione venga approvata. L’obiettivo è raccogliere 50.000 firme entro gennaio per permettere ai cittadini di esprimersi sulla questione. Si tratta dunque di un’appello alla responsabilità su un tema di primo piano come la biodiversità che interessa lo scenario internazionale.