Rula Jebreal ha emozionato tutti a Sanremo. Un monologo contro la violenza sulle donne doloroso, commovente, vero. A detta di tanti, il momento più alto di questa edizione del festival. Dagli occhi e dalle parole della giornalista è emerso tutto il dolore e, allo stesso tempo, tutto l’orgoglio femminile. Dovrebbe essere anacronistico parlare, nel 2020, di parità di genere. Dovrebbe esserlo, in un paese civile.

Tuttavia non si può negare che persista ancora un problema di sessismo in Italia. Lo si evince anche dai tanti commenti letti contro la stessa Rule Jebreal. Certo, è innegabile che di passi avanti negli anni se ne sono fatti. Oltre al voto, all’aborto e al divorzio, conquiste più remote, ne possiamo ricordare altre decisamente più recenti. Come la legge sulle pari opportunità del 2010, quella del 2011 sulle quote rosa nei consigli d’amministrazione, o, ancora più importante, quella del 2013 contro la violenza sulle donne.

Ma sarebbe un grande errore pensare che la questione della parità di genere sia stata risolta. Affermano infatti il contrario i dati e le statistiche, ma soprattutto la realtà stessa, in cui è ancora predominante un sistema maschilista. Ma come ogni sistema, anche il maschilismo ha bisogno di fondamenta su cui reggersi, che evidentemente non si abbattono solamente tramite un’azione legislativa.

Cosa sono le microaggressioni?

Il vero maschilismo, quello più problematico, non è infatti radicato nelle leggi, ma nella nostra cultura. E’ quello insito dentro ognuno di noi, quello che tramite piccoli gesti pratichiamo ogni giorno. A volte anche senza accorgercene, senza rendercene conto. Bisogna prendere atto che il maschilismo non si misura dall’intenzionalità di un gesto, ma piuttosto da come questo viene recepito.

Ne sono un esempio lampante le cosiddette microaggressioni. Chiamate così dallo psicologo Chester Pierce, sono quei piccoli atti, per l’appunto involontari o inconsci, che portano ad una discriminazione di genere o di razza. La questione delle microaggressioni è centrale nei discorsi per la parità di genere in numerosi paesi.

In Italia si tende invece a minimizzare questi gesti, addirittura si tende a parlare di eccessiva correttezza politica. Troppo politically correct, a dirlo in modo più moderno. Alcuni la chiamano cultura del vittimismo, che porta la donne a sentirsi bersaglio anche quando non lo sono. Ma, al contrario, sono proprio i piccoli gesti apparentemente innocui che mantengono viva la cultura maschilista nella nostra società.

E le conseguenze?

Secondo alcuni studi psicologici, dalle microaggressioni possono scaturire depressione e ansia. Subire in modo passivo queste situazioni, con una conseguente minimizzazione anche da parte della stessa vittima, è un atteggiamento diffuso che tuttavia col tempo può essere controproducente. E’ necessario invece che si diffonda il concetto di microaggressione proprio per prevenire tali gesti.

Dunque come comportarsi per evitarle? Basta prestare attenzione a ciò che si dice, dare maggiore importanza ai gesti e le parole di ogni giorno. Basta evitare di fare commenti ironici e sessisti indirizzati ad una ragazza. O “fischiare” verso qualcuna in minigonna. Anche in ambito lavorativo o famigliare, basterebbe evitare espressioni ambigue che possano in qualche modo esprimere idee sessiste.

L’idea di donna come casalinga, incaricata ai lavori prettamente domestici, è un’idea maschilista. Come lo è “rinchiuderla” in ruoli tradizionali, i quali mai devono essere attribuiti in base al genere. Non è il sesso che stabilisce se puoi stare ai vertici di un’azienda o se puoi allenare una squadra di calcio. E’ sessista tentare di influenzare il comportamento di una donna, decidere le sue abitudini o anche solo spingerla verso un determinato abbigliamento che la renda più “femminile” o più “attraente”.

Bisogna capire l’impatto che le nostre parole possono avere, in quanto, anche involontariamente, possono rendersi messaggere di queste idee. Diventando dunque microaggressioni.

L’influenza dei social

Il maschilismo si nutre proprio di pregiudizi e stereotipi. E’ necessaria un’azione culturale per superarli. E’ ormai riconosciuto il peso enorme delle parole nei rapporti quotidiani. Proprio da queste derivano la maggior parte delle microaggressioni. Nell’epoca dei social le parole hanno assunto un ruolo ancora più centrale nella nostra vita. Scriviamo e comunichiamo senza guardarci più negli occhi, affidiamo a loro tutti i nostri messaggi, le nostre emozioni e sentimenti.

Ma principio fondante dei social è anche l’immediatezza, che porta spesso ad esternazioni infelici e dannose, per l’appunto a microaggressioni. Cosa ancora più grave, agiamo allo stesso modo nella realtà. Pensiamo sempre meno e parliamo sempre più. E’ necessaria sicuramente un’inversione di tendenza. All’immediatezza dobbiamo contrapporre quello che è invece il principio fondante dell’umanità, l’empatia. Tramite di essa si possono prevenire le microaggressioni e fare un altro passo avanti verso una vera parità di genere.