Ai giorni nostri, il giornalismo italiano è più unico che raro. Il modello giornalistico internazionale è ormai quello anglosassone, i cui reporters cercano di raggiungere l’utopica oggettività. I colleghi inglesi e americani ci definiscono partisans, partigiani. Anche senza dedicarsi alla rassegna stampa ogni mattina appena sveglio, l’italiano medio ha chiaro lo schieramento politico della maggioranza delle testate. Repubblica si orienta verso la sinistra moderata, mentre Libero strizza l’occhio all’estrema destra. Per i giornali anglosassoni, la partisan press andrebbe estirpata dall’elenco delle pratiche giornalistiche.

Addirittura, studiosi dei media hanno catalogato tutte le testate anglosassoni all’interno di una Bias Chart, che le suddivide a seconda dell’ideologia politica che appoggiano. Il New York Times, per esempio, è tra i più oggettivi e accurati, anche se tende a supportare l’ala democratica americana. Il lettore americano è incoraggiato a consultare la tabella per essere consapevole dell’orientamento degli articoli che consuma. In Italia non ce n’è bisogno: i bambini vengono cresciuti con una qualche scienza infusa sull’argomento.

Il giornalismo oggi

Negli ultimi anni i media urlano al rifiuto delle giovani generazioni verso il primo baluardo della libertà di espressione: il giornalismo. Gli articoli vengono prevalentemente letti gratuitamente online, causando la crisi dell’editoria italiana e il conseguente giornalismo di basso livello.

Alla crisi finanziaria se n’è aggiunta per di più una idealista, che mina lo stesso principio della stampa partigiana. Negli ultimi mesi, ondate d’odio si sono riversate contro molte testate giornalistiche. È ancora aperto il caso delle minacce alla sede romana di Repubblica, delle chiamate per avvisare della presenza di una bomba all’interno della redazione e di altre goliardate nostalgiche degli anni Settanta. In un clima di risentimento e intolleranza generale, le sedi editoriali sono le prime a essere prese di mira. Eppure, in questo caso pochi ne difendono l’importanza per una società democratica.

Tuttavia, occorrerebbe analizzare la situazione da molteplici prospettive per comprendere il motivo di gesti tanto eclatanti. Nonostante la consapevolezza della natura partigiana dei giornali italiani, gioverebbe anche a noi una Bias Chart per rendere limpido il pregiudizio delle testate nostrane. In un periodo di information disorder che pullula di fake news, molti lettori italiani tendono ad accogliere le opinioni dei giornalisti come fatti. Sarebbe buona prassi che alcuni giornalisti italiani prendessero atto della natura partigiana della propria professione. Lo stile anglosassone può risultare parecchio innaturale perché impermeabile alle emozioni. Si tratta di un’obiezione legittima e condivisibile, ma i giornalisti contro di essa dovrebbero avere l’onestà di dichiarare che tutti gli articoli che scrivono sono influenzati dalle proprie convinzioni politiche o personali.

“Noi non possiamo essere imparziali. Possiamo essere soltanto intellettualmente onesti: cioè renderci conto delle nostre passioni, tenerci in guardia contro di esse e mettere in guardia i nostri lettori contro i pericoli della nostra parzialità. L’imparzialità è un sogno, la probità è un dovere.”

Gaetano Salvemini

Raccontare i sentimenti è importante tanto quanto riportare i fatti.

Gli articoli di Vittorio Zucconi per Repubblica hanno fatto la storia. In un’occasione, aveva preso la stanza d’albergo sotto a quella della moglie di un condannato a morte, raccontandone l’agonia singhiozzante la notte prima dell’esecuzione del marito. I pezzi di Oriana Fallaci sul Corriere della Sera, i suoi articoli dal Vietnam per L’Europeo, hanno raccontato il sangue oltre ai numeri dei bollettini di guerra. Tuttavia, non si possono presentare le opinioni dei giornalisti “partigiani” come dati di fatto. Purtroppo, in Italia spesso i due piani vengono confusi.

Lo stile dei giornali inglesi

I giornali inglesi distinguono chiaramente tra breaking news, soft news, analysis e opinion. I primi sono fatti nudi e crudi, pronti per essere sgraffignati tra una commissione e l’altra, mentre i secondi sono articoli più lunghi che innescano una riflessione personale o un dibattito politico-sociale. In Italia, la linea di demarcazione tra i due tipi di articoli non è netta. Anche se l’oggettività del reporter è un sogno, o un incubo, i giornalisti italiani dovrebbero evitare di sovrapporre il proprio giudizio alla narrazione di un fatto. “C’è uno spazio e un tempo per ogni cosa” è un detto popolare da rispolverare.

La seconda fallacia del giornalismo italiano è l’età media dei lavoratori del settore. AgCom riporta un’età media compresa tra i 47 e i 58 anni. Le testate tradizionali si lamentano dello scarso interesse dei giovani nei loro confronti, ignorando che i ragazzi non disdegnano leggere un buon articolo online. Tuttavia, la loro attenzione si orienta verso testate come Vice, che propongono un punto di vista fresco e diverso, e tematiche che i giornali tradizionali non approcciano. È come chiedere a uno zio sessantenne di giudicare la trap. L’esperimento avrà successo se ha mantenuto la curiosità e coltivato l’ampiezza di vedute. Altrimenti, la trap diventerà la musica del diavolo. Non si tratta della trita e ritrita polemica che accusa i giornalisti anziani di non lasciare il posto a quelli più giovani. Al contrario: si dovrebbero assumere giovani per innovare, anche se con l’età l’orgoglio spesso vince sopra il buonsenso.

C’è stato un cambiamento di priorità, ma il giornalismo italiano ha fatto un errore imperdonabile: servire l’establishment.

I quotidiani dovrebbero riflettere e far riflettere la società indirizzando il discorso politico. Il compito del watchdog, il giornalismo che controlla il potere, è stato narcotizzato con le colonne di opinione: preziosi punti di vista immuni al dubbio.

Il giornalismo investigativo in Italia viene portato avanti da poche testate, tra cui L’Espresso che tuttavia non camperebbe se indipendente dal gruppo Gedi. La mancanza di finanziamenti verso questo tipo di giornalismo scomodo disinnesca la funzione del quarto potere, il settore dell’informazione. Con la lotta alle mafie, la corruzione dilagante, le situazioni disumane in cui gli immigrati sono costretti a raccogliere pomodori sotto al sole cocente della Sicilia, il giornalismo investigativo non dovrebbe agonizzare. Occorre che la sfera pubblica italiana si renda conto dell’importanza fondamentale della conoscenza consapevole. Essere eticamente e correttamente informati sui fatti è un lusso che molte persone non possono permettersi.

JOURNALISM FOR DUMMIES

Esistono pochi suggerimenti validi per scegliere quale giornale prediligere. Proveremo a elencarne qualcuno.

SANO CINISMO

Non importa quanto le idee presentate da un articolo possano accarezzare le vostre personali convinzioni. “È il punto di vista che fa la cosa” sentenzia lo studioso Fernand de Saussure. Esistono solamente punti di vista sulla realtà, la verità in sé non esiste. Su questa linea sottile si gioca la discriminante tra ideale e ideologia. Il primo possiede un orizzonte aperto a guadagnare profondità grazie al contributo di chi non lo riconosce come proprio. La seconda è invece una religione mistica estremista che non permette di avere alcun Dio all’infuori di se medesima. Sarebbe buona norma scrivere e approcciarsi a ogni giornale dopo aver appreso questa nozione.
I giornalisti diffidano, diffidiamo delle loro diffidenze. Non vi affidate a citazioni parziali riportate per comprovare le loro tesi, leggete il testo integrale. Il pane integrale è più salutare di quello bianco.

NON DOVETE PASSARE ORE SUI GIORNALI: SELEZIONATE

Molto spesso viene consigliato di leggere giornali con appartenenze politiche opposte. Chi dispensa questi consigli è in pensione o si alza ogni mattina alle quattro, e spesso le due cose coincidono. Faust ci ricorda che sapere tutto su tutto equivale a una condanna all’inferno. A meno che non vi piaccia passare l’eternità a bruciare, non ci provate neanche. Sarebbe anche uno sforzo inutile. Scegliete invece un set di giornalisti appartenenti a varie testate che affrontano temi che vi appassionano e seguiteli. Gli unici che pretendono di conoscere in profondità tutto e di avere una soluzione a ogni cataclisma sono i politici e sappiamo come finisce la storia. Collocatevi invece all’interno di una discussione che ritenete interessante per voi stessi. In caso contrario, non vi verrebbe nemmeno voglia di aprire il news aggregator. D’altronde anche i giornalisti sono specialisti di un solo campo.

SPERIMENTATE 

Il terzo e ultimo consiglio è di osare. Il giornalismo si sta innovando. Mojo journalism, citizen journalism, sono nuove tendenze che muovono i primi passi. Certo sono incerti in Italia, ma solo perché stanno aspettando che qualcuno le noti e quel qualcuno siete voi.

shallow focus photography of piles of newspapers
Photo by Thomas Charters on Unsplash