Patriarcato: 1) in antropologia, l’organizzazione familiare in cui l’autorità è detenuta dall’uomo più anziano; 2) in sociologia, è un sistema sociale in cui gli uomini principalmente detengono il potere; 3) nel cristianesimo, territorio amministrato da un patriarca -un alto titolo tra i vescovi delle Chiese che accettano la successione apostolica, in particolare nella religione ortodossa e cattolica-.

La storia e la situazione politica di oggi

Ad oggi, grazie all’autorizzazione della storia e le finte giustificazioni della scienza, il nostro mondo gira attorno a un’unica figura carismatica, potente e onnipresente, quella del maschio alfa che riempie le piazze col suo fare da bulletto della classe. Pensare infatti che il nostro destino è in mano al Trump, Putin o Bolsonaro di turno che fanno a gara a chi ce l’ha più lungo, ne è una dimostrazione. Si parla tanto di “politica del testosterone” proprio per questo. I leader più potenti al mondo infatti sono tutti uomini -bianchi- e figure come quella della Merkel vengono viste più come eccezioni che non come passi avanti. Inoltre la maggior parte delle volte (prendiamo l’Italia come esempio) i cittadini non hanno neanche la possibilità di eleggere una donna come premier.

Il ruolo della Chiesa

In tutto questo sicuramente la Chiesa non dà una mano. Da sempre culla dell’arte e promotrice di cultura, il suo fisso e incontrovertibile appoggio al patriarcato ha inevitabilmente incentivato questo sistema in tutto il mondo. Il fatto che non ci sia mai stata una vera e propria apertura verso la parità di genere nelle gerarchie ecclesiastiche e la presa di coscienza che la comunità LGBT+ è una realtà (e non essere eterosessuali non è un peccato), ha in qualche modo contribuito a diffondere questa mentalità dell’uomo forte al comando.

A questo punto si potrebbe pensare che stia esagerando, che in fondo (almeno nei paesi occidentali e democratici) una parità di genere esista, che nella vita di tutti i giorni non ci siano poi grandi differenze tra uomini e donne. Allora provate a chiedere a vostra sorella, vostra madre, ad una vostra amica o a vostra cugina se si è mai sentita discriminata in quanto donna, se le mai capitato di essere additata come “troia” o “puttana” solo perché aveva quella “scollatura di troppo”, di essersi sentita dire “queste sono cose da uomini, lascia perdere” quando ha provato a dire la sua, di aver ricevuto “apprezzamenti” non graditi provenienti da persone che magari non la conoscevano neanche, di aver ricevuto uno stipendio più basso rispetto al collega uomo di pari grado e mansione.

I risultati delle lotte femministe

Le lotte secolari femministe per una parità di genere in ambito sociale, economico e culturale purtroppo non sono riuscite a impedire la costruzione di nuove città, nuove leggi e nuovi sistemi pensati in funzione del maschio adulto. Persino nel parlare comune si usa ancora la parola “uomo” per identificare il genere umano. Pensiamo ai Diritti dell’Uomo: bisognerà aspettare l’Onu che, alla fine del ‘48, approverà quella che è la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, prima di avere un riconoscimento della persona come essere umano e non più solo come uomo.

Cosa c’è infatti di più esclusivo nel destinare quelli che sono considerati i diritti fondamentali solo a una classe ben precisa della società? Che poi bisogna dire che non tutti gli uomini si sentono rappresentati da quell’idea dell’uomo forte al comando. Ai nostri giorni non vorrai mica pensare di essere considerato un uomo se non fai della tua virilità una virtù! Hai una passione per il trucco? Ma sei forse impazzito?! Ti piace un altro uomo? Beh puoi fare come ti pare, ma stammi lontano! Per non parlare se hai mai pianto in pubblico! Sei proprio una femminuccia… E ti batti pure per i diritti delle donne? Allora sei proprio uscito fuori di testa! Ma cosa rispetto e rispetto, la donna va dominata.

Smettiamola di pensare che esista un genere, una specie o una classe sociale migliore di un altra, dobbiamo smetterla di essere indifferenti a tutto questo perché, come dice Liliana Segre: “L’indifferenza è peggio della violenza, dall’indifferenza non puoi difenderti”.