Nel giro di pochi mesi ben tre sedi dei gruppi scout dell’AGESCI siciliana hanno subito atti vandalici e devastazioni. A Marsala e a Mineo sono stati appiccati degli incendi, mentre la sede di Ramacca è stata depredata e danneggiata gravemente. Non è un caso: si tratta di immobili confiscati alla mafia che gli scout avevano ristrutturato e destinato alle attività di gruppo. È una lotta che gli scout portano avanti da anni, ma che negli ultimi mesi si è rivelata più intensa. Nel catanese tra ottobre e gennaio si sono susseguiti atti vandalici, intimidazioni e minacce. 

La notte di Ramacca

L’ultimo episodio è proprio quello di Ramacca, in provincia di Catania. La notte del 13 gennaio qualcuno ha devastato e saccheggiato la sede del gruppo scout “Ramacca 1”. Gli incursori hanno scardinato porte e infissi, rotto i vetri e danneggiato gravemente gli impianti della struttura. L’immobile era stato sequestrato alla criminalità organizzata e da circa dieci anni era diventato una base della comunità scout. Nel 2016 aveva subito un primo attacco vandalico: fortunatamente, era arrivata la ristrutturazione e la struttura era tornata nuovamente agibile. Il tutto, grazie al sostegno e alla solidarietà degli altri gruppi scout e dei membri della Diocesi. 

“Ci troviamo di fronte ad un atto che ci mortifica come gruppo scout e come cittadini”, hanno dichiarato i responsabili del Gruppo Ramacca 1. “Un atto che ci fa riflettere: siamo davvero in grado di lottare contro un sistema che non fa altro che svilire ciò che viene creato per il bene comune? Noi, insieme ai nostri ragazzi e con il sostegno delle istituzioni, abbiamo investito tempo e denaro in questo luogo, cercando di renderlo migliore, fruibile a tutti, simbolo di una lotta concreta alla mafia”. 

Al fianco della comunità scout di Ramacca si sono schierati la comunità parrocchiale, le istituzioni cittadine, numerose associazioni e gruppi scout da tutta Italia. Di fronte all’accaduto, i responsabili regionali dell’AGESCI Sicilia Marilena Galletta e Giulio Campo hanno ricordato le parole di Don Luigi Ciotti, che aveva esortato l’associazione “a non abbassare la guardia e ad essere un baluardo educativo nei confronti della cultura mafiosa”. “È esattamente ciò che intendiamo fare” afferma Giulio Campo, “condannando l’ennesimo gesto vigliacco ai danni di chi si impegna a educare i ragazzi e a rendere migliore il nostro territorio”. 

I casi di Mineo e Marsala

Ma il caso di Ramacca è l’ultimo di una lunga serie. L’8 novembre a Mineo, in provincia di Catania, qualcuno ha appiccato un incendio in un’altra sede scout. Dopo un anno e mezzo di lavori di ristrutturazione finanziati dalla raccolta fondi del gruppo, l’edificio, una vecchia casa cantoniera, era pronto all’inaugurazione. Due mesi prima era accaduto lo stesso ad una sede storica degli scout a Marsala, in provincia di Trapani. Sette mesi prima a quella di Paternò“Resta ancora da chiarire se il gesto sia di matrice mafiosa”, commenta il responsabile regionale di AGESCI, “Quel che è certo è che la nostra presenza non è gradita. Agiamo in contesti difficili. Togliamo i ragazzi dalla strada e, quindi, manovalanza alle organizzazioni criminali. Ed è ovvio che calpestiamo i piedi a qualcuno”.

Come hanno risposto gli scout?

La reazione degli scout agli atti vandalici non si è fatta attendere. A dicembre AGESCI ha istituito il fondo #piùbellediprima, a beneficio di tutti i gruppi che hanno subito atti vandalici e azioni distruttive. Il fondo ha già raccolto donazioni da tutta Italia, segno della grande solidarietà nei confronti della comunità scout. Il 2 febbraio, inoltre, si è tenuto a Bologna un flash mob promosso da AGESCI Bologna e Libera Bologna a sostegno delle sedi siciliane vandalizzate e della lotta alle mafie. 

Ma la risposta più coraggiosa è arrivata proprio dal Comitato Regionale AGESCI della Sicilia: è un appello ai figli dei mafiosi lanciato dal responsabile regionale Giulio Campo, un invito a sottrarsi ad una mentalità corrotta e a mettersi in gioco tra le file degli scout. “Ragazzi, i nostri gruppi sono aperti, vi aspettiamo a braccia aperte. Nessuno vi giudicherà per il cognome che portate”. Non è lotta antimafia, ma impegno civile.