“Al di fuori delle attività ritenute essenziali, consentiremo solo lo svolgimento di lavoro in modalità smart working”.

Erano le 23 di Sabato 21 Marzo e il Premier Giuseppe Conte annunciava agli italiani la chiusura del 75% delle attività del nostro paese. 3 milioni di lavoratori.

Ma cosa vuol dire smart working? Come funziona? Perché non farlo sempre?

Innanzitutto precisiamo che lo smart working (lavoro agile) è un concetto molto più ampio di quello che tutti noi siamo abituati ad immaginare e che i media ci propinano. In questo caso parliamo precisamente di Telelavoro, cioè “lavoro da casa”. Dobbiamo stare a casa, lavoriamo da casa! Chiaramente se la nostra mansione ce lo permette.

“Ah che bello, finalmente posso lavorare dal divano!” NO.

Il primo e più grande errore che si possa commettere è proprio questo, pensare di non avere pressioni e di non avere orari, quando invece è fondamentale continuare a comportarsi come nella nostra solita routine lavorativa come se fossimo in ufficio: cerchiamo di riempire sapientemente la nostra agenda giornaliera di obiettivi da portare a termine, comunichiamo con i nostri colleghi con continui aggiornamenti per allineare i nostri sforzi e non lasciamoci influenzare dall’aria di casa e di famiglia che si viene a creare. La parola d’ordine è “equilibrio”. Crea il tuo ambiente e organizzalo per essere il più produttivo possibile.

Quali sono i benefici del telelavoro?

Sono molti, sia dal punto di vista del datore che del dipendente.

L’azienda è in grado di ottenere una riduzione dei costi per gli immobili, per i trasporti del personale e di fatto riduce drasticamente il tasso di assenteismo, in quanto le problematiche relative al raggiungimento del posto di lavoro da parte dei dipendenti non sussistono più.

I lavoratori stessi inoltre guadagnano in termini di flessibilità e tempo a disposizione: libertà di conseguire i task assegnati nel modo in cui si vuole e abbattimento dei tempi e costi di spostamento.

Perché in Italia è poco utilizzato dalle imprese?

Nel nostro Paese c’è ancora molta strada da percorrere e i problemi sono di natura diversa: poche infrastrutture tecnologiche, scarsa conoscenza della materia e mancanza di chiarezza legislativa.

Una delle prime aziende italiane a sostenere il telelavoro è stata Telecom, che da quasi 4 anni ha intrapreso questo percorso. L’obiettivo, come spiega in un articolo de Il Sole 24 ORE Andrea Iachipino, responsabile della funzione people caring, è proprio quello di “aumentare la produttività mettendo anche le persone in una condizione di miglior benessere individuale”.

In questo momento l’Italia è ultima in Europa per utilizzo del lavoro da casa, 7% dei lavoratori di cui solo l’1% in maniera stabile, a fronte del 37% dei lavoratori in Danimarca (prima in Europa). Chissà che questo difficile momento per il nostro Paese non possa darci prova dell’utilità del telelavoro e far sì che aumentino gli investimenti in questa direzione.

 

Fonti: Il Sole 24 ORE, Great Place to Work Institute Italia