“Washington: espulsi dalle rispettive classi per piccole infrazioni, rinchiusi dal preside in una stanzetta della scuola, questi bambini, maschi e femmine, hanno ammazzato il tempo giocando con se stessi e con i propri corpi immaturi. Come è possibile, domandano i genitori, che quei debosciati di nove anni siano rimasti abbandonati a se stessi per ore, senza che nessun insegnante andasse a ispezionare? Il povero preside, Ronald Parker, al quale va un briciolo di simpatia nonostante la strepitosa idiozia burocratica della sua reazione (“ma erano rapporti consensuali”, ha balbettato) si nasconde dietro l’alibi di tutti gli amministratori: “Ci hanno tagliato i fondi e non posso assumere sorveglianti”.

Repubblica, 14 aprile 1997, di Vittorio Zucconi.

 

“Svizzera: secondo notizie di stampa i due ragazzini sarebbero stati filmati in un WC della scuola mentre facevano verosimilmente del sesso orale.” Adnkronos, 09 novembre 2006.

“London: there is a ‘slow creep’ of sexualised language and behaviour among children as young as five in the classroom, teachers have told the Guardian. Speaking on the condition of anonymity, in order to protect the children involved, she said: “As a primary teacher, I have been appalled by the rise of sexual language and behaviour in children as young as five. Unfiltered access to the internet and age inappropriate computer games is exposing more and more young children to things they are not able to cope with or understand. Many parents haven’t got a clue about what is happening.”

The Guardian, 12 settembre 2016, di Karen McVeigh e Sarah Marsh.

 

“Firenze: l’orrore arriva un secondo dopo, quando si svelano i volti dei protagonisti. Una bambina che all’apparenza dimostra non più di dieci anni fa sesso con due ragazzini forse di poco più grandi di lei, mentre qualcuno riprende la scena probabilmente con un telefonino. Le inquadrature non risparmiano il viso della bambina che è assolutamente riconoscibile. Si sentono le voci e si vede la bambina che ride, come se fosse dentro un gioco o, peggio, come se non si rendesse conto fino in fondo di quello che sta accadendo intorno a lei.” Corriere fiorentino, 18 novembre 2018, di Antonella Mollica.

In una realtà condizionata dall’idea glorificante del sesso gli avvenimenti narrati negli spezzoni di articoli sopracitati si trattano sì di un’estrema conseguenza, ma ahimè non escludibile. Chiunque ne è soggetto all’influenza, bambini inclusi. Plagiati da pubblicità allusive, discorsi ambigui uditi da ragazzini più grandi, accesso a internet sin dalla giovane età, contenuti espliciti, battute a doppio sfondo. Il tema che verrà esposto nelle righe successive vuole essere non la sessualità infantile, quanto la sessualizzazione stessa dei bambini.

In un modello di vita in cui il minimo comun denominatore è la velocità anche la crescita ha subito un’accelerazione esponenziale, ingiustificata, adattandosi sulla falsa riga del comportamento di un adulto. Volendo intraprendere comportamenti che non sono in grado di sopportare mentalmente e di cui non hanno esperienza alcuna si tratta di un serio problema nelle fasi di sviluppo, sia nei maschi che nelle femmine, comportato maggiormente da una mancanza di limiti nel campo mediatico in quello di cui i bambini sono testimoni.

Piccoli aspiranti adulti rinchiusi in piccoli corpo, che si impossessano di quell’innocenza, ingenuità e timidezza che andrebbero coltivate, non recise nell’immediato. Gli uomini devono necessariamente rispettare i lenti ritmi dello sviluppo, e il bambino è meglio farlo quando si ha l’età giusta piuttosto che da adulti. Ragazzini e ragazzine che rincorrono quell’ideale di bellezza illusorio, piacerò-o-non-piacerò, che idolatrano la forma fisica, il susseguimento dell’atto, non si accorgono che la maggiore conseguenza della sessualizzazione infantile è il distaccamento dell’atto sessuale dalla persona fisica, propria di sentimenti e fragilità.

Tuttavia non solo nei bambini, la dipendenza dal porno è sempre più diffusa soprattutto negli uomini adulti, considerata come quel mezzo che colma parzialmente la mancanza d’affetto. Siamo parte di una cultura fredda che spinge l’essere umano a ritenersi merce. Siamo ossessionati dall’idea di poter modificare i nostri corpi con diete, chirurgia, esercizio, per poter meglio competere sul mercato, ottenere un valore aggiunto rispetto alla concorrenza di chi ci sta intorno, e non per desiderio personale. Il compito della pubblicità ricade sull’insegnare ai bambini l’importanza dell’apparenza, quanto peso si dà alla superficialità dell’apparire rispettando canoni utopici.

Così facendo si contribuisce alla formazione di una nuova generazione sola, vuota, e appagata dalla materialità del mondo. A meno che non si attui un ritorno alla valorizzazione dell’introspezione, della giusta leggerezza, e non si giunga al giusto equilibrio tra ragione e sentimento, tutto ciò che rimarrà da offrire non sarà che una manciata di regole da seguire e una becera idea di emancipazione basata sul raggiungimento del sesso. E siccome la maggioranza delle persone adulte ha già intrapreso il cammino verso la perdizione puntiamo sul ruolo educativo e salviamo i bambini.

I bambini non conoscono i limiti che conoscono gli adulti, proteggiamoli a ogni costo.