“Tutto chiuso”. Così si possono riassumere le nuove misure del governo per far fronte all’avanzare del coronavirus. Nessuno si aspettava un effetto immediato dal decreto, come chiamato dal premier Conte, “#iorestoacasa”, però la situazione sembra comunque allarmante. Così, nonostante un inizio ottimista in cui il Presidente del Consiglio si congratula con gli italiani per la risposta alle misure attuate, le nuove misure si fanno più stringenti.

Prima che inizino gli ormai tipici assalti ai supermercati, segnaliamo che supermercati e farmacie rimangono aperti. Rimane possibile procurarsi cibo e medicinali, quindi non serve fare scorte. Ripetiamo: restate in casa, non uscite per prendere pasta e tonno!

Chiudono pub, ristoranti, parrucchieri, negozi vari. Tutto quello che era sopravvissuto al primo decreto, che vi avevamo raccontato a questo link. Il colpo per l’economia sarà duro, inutile negarlo. Le borse europee stanno calando a picco, e ci si aspetta ulteriori ribassi in virtù del discorso di Trump, probabilmente a tinte fosche, che arriverà all’una di questa notte. Per questa ragione il governo ha stanziato dei fondi per aiutare le attività commerciali a far fronte all’emergenza sanitaria. Anche di questo vi abbiamo parlato, a questo link e a quest’altro link.

Gli eventi sportivi restano cancellati, e sono state annullate le partite europee fra italiane (Roma e Inter) e spagnole (Siviglia e Getafe), per via del decreto del governo spagnolo che ha proibito i voli tra i due Paesi. La ragione è far fronte a un’emergenza che pare preoccupante anche nel Paese iberico, dove le misure prese paiono del tutto insufficienti.

Per la vita delle persone normali cambia poco: in casa si doveva restare, e in casa si resterà. I danni saranno per i commercianti, che avevano tuttavia già visto ridurre notevolmente gli afflussi ai propri negozi. Come ha detto il presidente, due settimane di sacrifici netti ci permetteranno di uscire dalla situazione il prima possibile, come ci ha provato la Cina.

Dobbiamo resistere, tutti insieme. Ce la faremo.