La pandemia COVID-19 si espande giorno dopo giorno, contagiando esponenzialmente nuove fette di popolazione e causando migliaia di morti in giro per il mondo (per seguire l’andamento del COVID-19 e le ultime notizie clicca qui).

Benché quella sanitaria sia indiscutibilmente l’emergenza primaria da fronteggiare, non è la sola. I “lockdowns” imposti da governi come quello cinese, e più recentemente quello italiano, influenzano inevitabilmente le economie locali il cui rallentamento si riflette su scala globale. Sono sempre di più le serrande dei negozi abbassate, le luci dei locali spente, i lavoratori rimasti senza un impiego; sempre di meno gli aerei in partenza, le navi in viaggio e le automobili in circolazione. Questo inevitabile effetto a catena appare deprimente ripensando a quel vibrante motore globale apparentemente inarrestabile che è l’economia mondiale, ma che, davanti a questo virus, è costretto a rallentare, se non ad arrestarsi. In vista, come riportato in diversi articoli del South China Morning Post, un collasso a catena delle economie attorno al globo.

Ma non è stata proprio questa per anni l’utopia “green”? Un mondo il cui inarrestabile sviluppo economico si fermasse per lasciare respirare un pianeta soffocato dall’inquinamento dell’aria, dall’eccessivo e innaturale sfruttamento del terreno, dall’incontrollato sfruttamento delle energie non rinnovabili? Da anni gli ecologisti portano avanti questa battaglia, scontrandosi spesso non solo con i sostenitori di una smisurata crescita economica che non guarda in faccia i danni ambientali, ma anche con i rappresentanti di paesi come l’India, ad esempio, che reclamano il loro diritto allo sviluppo economico per raggiungere un più dignitoso tenore di vita. A proposito di questa dicotomia, potreste trovare interessante il documentario Before the Flood di National Geographic, celebre per la partecipazione di Leonardo DiCaprio.

Dunque, se una piccola buona notizia c’è, è proprio questa. Il “lockdown” a cui il mondo intero è costretto rende i tempi del COVID-19 scenario di piccoli miracoli. Sono ormai virali i video che mostrano le acque cristalline della laguna di Venezia, dove in questi giorni non circolano imbarcazioni. Qui le immagini. E ancora, i delfini che nell’ultima settimana hanno fatto capolino nel porto di Cagliari, le cui acque non sono momentaneamente inquinate dagli scarichi delle navi.

gli effetti del COVID-19 sull’inquinamento

Se certamente possiamo affermare che non è questo il modo in cui avremmo voluto vederlo accadere, dobbiamo se non altro limitarci ad osservare il fenomeno. L’uomo sta dando nolente respiro alla natura, ed essa risponde con dimostrazioni visibili, osservate da alcuni studiosi del settore.

L’economista Marshall Burke, ricercatore della Stanford University, ha osservato come la riduzione delle emissioni abbia potenzialmente in questi giorni salvato diverse vite umane. A beneficiarne maggiormente, secondo i suoi studi, la Cina. Burke ha calcolato che, a due mesi dall’inizio del “lockdown” della provincia di Wuhan, le vite che hanno tratto beneficio dalla riduzione dell’inquinamento sono state quelle di circa 4000 bambini e 73000 anziani.

L’Italia, il secondo paese ad imporre la quarantena dopo la Cina, mostra un notevole miglioramento della qualità dell’aria, specialmente nel nord della penisola (Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna), come è possibile osservare dando un’occhiata alle immagini del satellite Copernicus Sentinel-5P dell’European Space Agency. Complice del fenomeno, certo, anche il cambiamento meteorologico e dei venti.

Così, nonostante gli studi fatti in proposito non siano ancora sufficienti per affermare che vi sia una significativa correlazione tra il rallentamento dell’economia globale e il miglioramento della qualità dell’aria e delle acque, questi numeri preliminari e la stessa osservazione empirica nella nostra vita quotidiana ci dimostrano sicuramente qualcosa. Un cambiamento attuato su scala globale è possibile se fortemente motivato e l’ambiente, in breve tempo, mostra i primi segni di risposta. Chissà, forse, ad emergenza sanitaria passata, che questa non possa essere una lezione importante per l’umanità.