Autore: Christopher Nolan

Opera: Sotto l’occhio dell’orologio (titolo originale: Under the Eye of the Clock)

Anno: 1987

Traduzione: Giulia Angarano (1988)

 

Googlate Christopher Nolan: per molte schermate, troverete il celebre regista. Questo perchè il suo omonimo è un misconociuto scrittore irlandese (1965-2009) con poche opere all’attivo: una raccolta di poesie, Dam-Burst of Dreams, questa intensa autobiografia, suo esordio, e The Banyan Tree, di undici anni successivo, romanzo di ambientazione rurale con al centro la figura di una donna, Minnie O’Brien – in Italia mai tradotto. Il tutto non è sufficiente a renderlo presente sul web. Così la voce di Christopher, che già fu dalla nascita spastico e privo di parola, rimane muta. E se Bono degli U2, suo compagno di scuola, nel 2004 non gli avesse dedicato “Miracle Drug”, nessuno al di fuori di pochi appassionati lettori e volonterosi diffusori di cultura lo ricorderebbe più.

Leggendo questo volume disarmante e diretto, però, lo si può conoscere quasi come un amico. L’io narrante Joseph è infatti il doppio dell’autore (“me” è la prima sillaba del cognome immaginario: Meehan). Prova ne sia che il titolo del libro di poesie che il giovane protagonista si vede pubblicato è identico a quello che Nolan pubblicò, a quella stessa età, nel 1981. Con un’enfasi non di rado visionaria, ma mitigata dall’ironia, egli ripercorre i propri anni di formazione nella campagna d’Irlanda e al liceo, il “Mount Temple” di Dublino.

Sarà appunto sotto l’occhio secolare del suo enorme orologio che, sorretto da padre Flynn, amato dalla sorella Yvonne e dai genitori, che sono il fantasioso Matthew, infermiere, e l’energica Nora, il giovane entrerà in sintonia con i docenti e in comunella con i compagni, fra spericolate corse in quattro sulla carrozzina e infrazioni alle regole scolastiche. Di mezzo, gli squarci in flash-back e le digressioni sulla storia e sulla natura dell’Irlanda profonda, o sulle tradizioni. I passati Natali sono ad esempio evocati nel capitolo I Natali di dentro.

Certo chi vuol leggere un romanzo sul calvario della disabilità non è fra le pagine giuste. “Sotto l’occhio dell’orologio” è infatti una celebrazione del potere assoluto dell’immaginazione, dell’amicizia, della speranza. Joseph, cattolico “nonostante le orribili pecche della magia del destino”, non prova alcun risentimento per quanti lo snobbano, anzi, vede solo chi lo avvolge nel proprio amore. Cerca di immergersi sempre nei vortici di vita che gli si creano intorno, come quando costringe a farlo salire su un cavallo la sorella e i genitori, i quali hanno ai suoi occhi il pregio fondamentale che egli cerca nel prossimo, quello di trattarlo come una persona normodotata.

Ecco perché Christopher matura fin da bambino un “desiderio vulcanico di migliorare la comunicazione”, anche con “parole devastate da sogni infranti”. In quanto tale, la sua scrittura prende forma fra speranza e disperazione, sogno e realtà, facendo germogliare grandi distese di lirismo dagli arbusti di una vita vissuta, come direbbe il De André del “Malato di cuore”, a piccoli sorsi interrotti. Poiché davvero quella di Meehan/Nolan è una creatività potente, insopprimibile: “simile al caos”, scrive, si è “aggrappata per una quasi eternità al bordo dell’abisso dell’inferno”. Di fronte alla maestà della sua determinazione, la sua disabilità non può che arrendersi.

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